Il segno che attraversa la storia: Giorgio Celiberti inaugura "Oltre" alla galleria De Spirt di Pordenone

La personale del maestro che ha segnato il dopoguerra italiano. Un viaggio tra tempere, terrecotte e calcografie per superare i confini della materia e della memoria

Cristina Savi

Non è una mostra che si limita a presentare opere “Oltre”, la nuova personale di Giorgio Celiberti, che si inaugura oggi a Pordenone, alle 18.30, negli spazi della galleria De Spirt, in viale Grigoletti 34. È piuttosto un invito a entrare in un percorso dove pittura e materia diventano strumenti per attraversare la memoria e l’esperienza umana, la proposta di un viaggio dentro la ricerca di uno dei maestri più riconosciuti dell’arte italiana contemporanea.

Celiberti, che com’è noto è protagonista della scena artistica fin dagli anni del secondo dopoguerra, ha costruito un linguaggio personale capace di tenere insieme segno, materia e riflessione civile. La sua opera attraversa oltre sessant’anni di storia mantenendo una coerenza profonda: quella di un’arte che non cerca appartenenze a scuole o correnti, ma si sviluppa come esperienza autonoma e interiore.

L’esposizione pordenonese costruisce un percorso che attraversa tecniche diverse ma unite da una stessa tensione espressiva. In esposizione tempere su tela, serigrafie polimateriche, terrecotte policrome e calcografie: linguaggi distinti che raccontano una ricerca mai conclusa, sempre proiettata verso qualcosa che va oltre la superficie dell’immagine. La mostra, curata da Luciano De Spirt, si sviluppa proprio attorno a questa idea di superamento. Non solo dei confini materiali dell’opera, ma anche di quelli interiori. Le tempere rivelano un equilibrio sottile tra colore e struttura, mentre le serigrafie amplificano la dimensione tattile del lavoro, rendendo evidente il rapporto fisico con la materia. Le terrecotte, con la loro presenza concreta e arcaica, sembrano riportare il gesto creativo a una dimensione primigenia, mentre le calcografie restituiscono la forza essenziale del segno inciso.

Come osserva il critico Alessio Alessandrini, l’arte di Celiberti sfugge da sempre a qualsiasi catalogazione rigida: tocca figurazione e astrazione, gesto e concetto, senza appartenere davvero a nessuna di queste categorie. È una ricerca solitaria, che attraversa decenni mantenendo una vitalità sorprendente e che affonda le sue radici in un bisogno originario di nominare e rinominare il mondo.

Un passaggio decisivo del suo percorso resta l’incontro con la memoria del lager di Terezín, che ha segnato profondamente la sua visione artistica. Da quel momento, come sottolinea la critica Donatella Moretto, la pittura si è trasformata in uno spazio in cui la materia diventa testimonianza e la luce una conquista lenta, mai definitiva. Nei suoi lavori convivono segni, lettere, numeri, simboli: tracce di una comunicazione che rimanda alla dimensione più essenziale dell’umanità.

“Oltre” restituisce proprio questa tensione: non propone soluzioni, ma suggerisce un movimento continuo, una ricerca che attraversa il buio senza rinunciare alla luce. Le superfici graffiate, le cromie essenziali, le forme che emergono dalla materia raccontano un’arte che continua a interrogare il presente.

La mostra, che sarà visitabile fino al 29 marzo (da martedì a sabato, dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle19) si inserisce nel programma espositivo della galleria De Spirt.

L’inaugurazione di oggi diventa così un’occasione di incontro aperta alla città, un invito ad avvicinarsi al lavoro di un artista che continua a raccontare il nostro tempo attraverso l’energia del segno e la profondità della materia. 

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