Fazio: «Musica d’oggi, scelte non televisive»

Tra i 14 big in gara: Gualazzi, Frankie Hi-Nrg, Ron, Renga, Ruggiero, Noemi, De André, Arisa, Ferreri, Rubino e Palma
From the left: Luciana Littizzetto, Bar Refaeli and Fabio Fazio on the stage of Ariston Theatre for the 63rd ediction of Italian festival song in Sanremo, 13 February 2013. ANSA/ETTORE FERRARI
From the left: Luciana Littizzetto, Bar Refaeli and Fabio Fazio on the stage of Ariston Theatre for the 63rd ediction of Italian festival song in Sanremo, 13 February 2013. ANSA/ETTORE FERRARI

L’altro ieri, in un tweet, Fabio Fazio, per parlare del cast di Sanremo 2014, dal 18 al 22 febbraio, rispolvera l'aggettivo «contemporaneo», già usato, a ragione, per parlare dell'edizione 2013. E ieri lo ribadisce in diretta al Tg1, parlando di scelte «non televisive», ma che rispettano «il senso della musica di oggi». A guardare la lista dei nomi si può dire che è stato prudente: oltre che contemporaneo, il cast è coraggioso, aperto, completo, senza concessioni alla popolarità da televoto.

A colpire di più è l'accoppiata Raphael Gualazzi-Bloody Beetroots, conosciutissimi all'estero, e che nei festival europei di musica elettronica sono stars da migliaia di persone. È il progetto di Sir Bob Cornelius Rifo, dj e produttore di Bassano del Grappa. Una combinazione stimolante con le venature jazz di Gualazzi, che segna una distanza siderale dalla classicità sanremese. Anche la scelta dei Perturbazione, senza discussione una delle rock bands più interessanti degli ultimi anni, è un bel segnale di aggiornamento, così come l'apertura al mondo dell'hip hop, diventata ormai una necessità, visto che, piaccia o no, questa è la musica che ascoltano le nuove generazioni (e non solo). A garantire sull'intelligenza del prodotto è il nome scelto, Frankie Hi-Nrg, il patriarca dell'hip hop italiano. Riccardo Sinigallia, ex Tiromancino, e Francesco Sarcina, ex Vibrazioni, confermano la vocazione indie di un festival che in realtà copre in modo organico tutta l'offerta musicale, così come dovrebbe essere naturale per la più importante rassegna di canzoni italiana.

Ci sono, ancora, tre vincitori di Sanremo come Ron, Francesco Renga e Antonella Ruggiero, un personaggio legato alla canzone d'autore come Cristiano De André, Noemi, ormai affermata interprete di qualità, due personaggi in cerca di una nuova identità come Arisa e Giusy Ferreri, un talento emergente come Renzo Rubino, promosso tra nella serie Big dopo la felice esperienza tra i Giovani dello scorso anno, e un cultore del reggae e del soul in chiave pop come Giuliano Palma.

È evidente che ogni approfondimento debba essere rimandato all'ascolto delle canzoni e che molto dipenderà da quale dei due brani di ciascun concorrente verrà selezionato (l'anno scorso c'è stata qualche dolorosa esclusione). Il festival della passata edizione ha dimostrato comunque che quando la struttura del programma è forte Sanremo può permettersi di aprirsi al mondo: lo dimostra il successo clamoroso di Anthony and The Johnson e di Asaf Avidan. Proprio per questo è importante che sia stata colta l'occasione per aprire definitivamente il cast alla musica reale, anche prendendo dei rischi rispetto a un'idea, per dir così, accademica di cosa sia «il pubblico di Sanremo». Questa è la strada per avvicinare alla musica del festival la gente che va ai concerti, frequenta i social, vive la musica e – non tutta – paga la musica che ascolta. Tanto poi a garantire la trasversalità ci pensano Fabio Fazio e Luciana Littizzetto, la rievocazione dei 60 anni della tv e ci penserà Raffaella Carrà che, c'è da scommetterci, lascerà la sua impronta su questo Sanremo.

Paolo Biamonte

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