Emma Dante porta in scena un femminicidio invisibile

Sabato 28 febbraio il Leone d’Oro Biennale Teatro di Venezia 2026 alla carriera è protagonista al Teatro Palamostre di Udine

Fabiana Dallavalle
Una protagonista dello spettacolo “L’angelo del focolare"
Una protagonista dello spettacolo “L’angelo del focolare"

Il Leone d’Oro Biennale Teatro di Venezia 2026 alla carriera Emma Dante è protagonista sabato 28 febbraio al Teatro Palamostre di Udine, alle ore 20.30 con il suo nuovo e acclamato “L’angelo del focolare” inserito nel percorso Itinerari nel teatro contemporaneo promosso dal Css e dalla Fondazione Teatro Nuovo Giovanni da Udine in collaborazione con il Comune di Udine.

Emma Dante è di casa fin dal 2001 delle stagioni di Teatro Contatto, dove ha presentato creazioni di successo come mPalermu, Medea, Vita mia, Cani da bancata, Michelle di Sant’Oliva, Le sorelle Macaluso, Misericordia, Pupo di zucchero, Scarpette rotte, Il tango delle capinere, Extra moenia. Il Css le ha anche dedicato nella scorsa stagione “Immaginario Emma Dante” in cui l’opera della regista siciliana tra teatro, cinema e letteratura, è diventata un progetto multidisciplinare ideato dallo stesso Cs, Fondazione Teatro Nuovo Giovanni da Udine e Cec.

Lo spettacolo che ha debuttato al Piccolo, al Teatro Grassi di Milano ed è impegnato in una lunga tournée mette in scena la ripetizione quotidiana di un femminicidio “invisibile”, dando voce a una donna che, uccisa dal marito, è costretta a rivivere ogni giorno la stessa violenza, come un angelo bruciato nel luogo che dovrebbe essere il più sicuro, il focolare domestico e che nella maggior parte dei femminicidi è invece compiuto da chi fa parte della famiglia, mariti, compagni, amanti, ex.

Scritto e diretto da Emma Dante “L’angelo del focolare” mette in scena l’atroce ritualità di un brutale omicidio indagando le sue radici con straordinaria lucidità e carica evocativa. Dentro una famiglia, un giorno, l’abituale violenza del marito sulla moglie si trasforma in assassinio. L’uomo la uccide spaccandole la testa con un ferro da stiro. La donna giace a terra, morta, ma la sua morte non è sufficiente: nessuno le crede. Come un angelo del focolare imprigionato, la donna non può sottrarsi a un destino di morte e abusi: sarà costretta ad alzarsi e reincarnarsi ogni giorno nella stessa routine, ad occuparsi del lavoro domestico e di cura, del marito, del figlio e dell’anziana suocera.

Nella scenografia e con i costumi firmati dalla stessa regista palermitana recitano: Leonarda Saffi (la moglie), Ivano Picciallo (il marito), David Leone (il figlio), Giuditta Perriera (la suocera), mentre le luci sono di Cristian Zucaro. Attende il pubblico un’ora poco più di racconto in dialetto pugliese eccetto la suocera, Giuditta Perriera, che utilizza un “grammelot” .

Chi conosce e ama il lavoro di Emma Dante, d’altra parte, sa che nei suoi spettacoli non si va ad ascoltare l’italiano. Una scelta drammaturgica e registica precisa perché niente come il dialetto o le lingue minoritarie sono in grado di restituire la sonorità di certe parole spesse, concrete, evocative e acuminate, intraducibili in italiano. Insieme alle parole che abitualmente fanno da tappeto sonoro e alla musica, non mancheranno il linguaggio esplicitato dei corpi, la danza, l’utilizzo di oggetti di scena che servano a sottolineare drammaticità o ad amplificare le azioni. Corpi e parole e anima così che il pubblico capisca anche l’ineffabile e il non detto per uno spettacolo che mettendo a nudo il patriarcato e la cultura patriarcale ne rivela gli esiti più mostruosi. La produzione è una vasta coproduzione internazionale che coinvolge, tra gli altri, il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa e il Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, insieme a numerose scene europee e compagnie partner.

Lista d’attesa aperta sabato 28 febbraio, un’ora prima dello spettacolo, direttamente alla biglietteria Teatro Contatto al Palamostre.

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