Di scjas in scjas di Angelo Floramo: quando il Friuli ha tremato negli ultimi mille anni
Esce il libro che raccoglie gli articoli per La Patrie dal Friûl: tre presentazioni, la prima lunedì all’Hospitale di Majano

Era il 2016 quando Andrea Venier, allora direttore del mensile in marilenghe “La Patrie dal Friûl”, chiese alla penna acuta di Angelo Floramo di ripercorrere, per il quarantennale dall’ultimo sisma che ha sconvolto la regione, la storia dei tanti terremoti che lo avevano preceduto.
La rubrica fu chiamata “Di scjas in scjas: i taramots inte storie furlane”; e oggi, a dieci anni di distanza, quegli scritti, rivisitati ed ampliati, diventano un volume che ha il medesimo titolo, edito dalla “Patrie” nella collana “La machine dal timp”. Il libro sarà presentato in anteprima lunedì 13 alle 20.30 all’Hospitale di San Giovanni a San Tomaso di Majano, e poi in altri due incontri, il 17 a Lumignacco nel Centro di Aggregazione alle 20.30 e il 20 alle 18 a Udine a Palazzo Belgrado.
Il volume, ricco di infografiche, mappe e informazioni accurate, permette di compiere un'escursione negli ultimi mille anni di sismi documentati in Friuli, andando a vedere cosa è accaduto “Di scjas in scjas” ogni volta questo territorio veniva devastato dalle scosse, e in che modo i friulani ogni volta sono riusciti a rialzarsi. Lo spirito non è quello della memorialistica o della ricerca erudita, anzi: l’intento è educare alla resilienza e mostrare che questo territorio è da sempre meraviglioso ma fragile, e per questo nel custodirlo dobbiamo prepararci a rivivere prima o poi le insidie che esso presenta, per affrontarle in modo consapevole.
Il rischio tellurico qui è una presenza costante: più volte ha messo in ginocchio il territorio, ma per un popolo che a ogni scossone risponde con la forza di un’identità che non si arrende, ogni fine è un nuovo inizio. Il racconto di Floramo è di fatto l’unica sintesi narrativa che tratta, con l’organicità di un saggio e la verve di un romanzo, la storia sismica della nostra terra.
Partendo dal 998 l’autore accompagna chi legge alla scoperta di catastrofici sconvolgimenti come quelli del 1117, del 1222, del 1348 e del 1511: questi ultimi avvertiti come segni di una vera e propria apocalisse, visto che il primo si accompagnò alla peste nera e il secondo alla “Crudel Zobia Grassa” che mandò in cenere un trentina dei castelli della nobiltà friulana, investiti dalla furia dei contadini in rivolta.
Ogni volta che la terra trema, tremano anche le strutture sociali e le convinzioni politiche: si modificano il paesaggio e dell’identità. Ma la linfa che alimenta il Dna di questa terra resta la stessa, resistente a ogni disastro. Almeno fino ad oggi. lo si capisce al meglio scorrendo le pagine dove Floramo combina in un racconto unitario, divulgativo e coinvolgente, geologia e geografia, storia e politica, antropologia e sociologia: la cura degli apparati e la ricerca iconografica di Venier fanno il resto.
Proprio per il suo interesse il libro sarà accompagnato nelle sue prime uscite da alcune figure rappresentative che dialogheranno con l’autore e con il presidente de “La Patrie dal Friûl” Andrea Valcic: a Majano sarà presente l’assessore regionale alle finanze Barbara Zilli; a Lumignacco interverrà pre Romano Michelotti, colonna di Glesie Furlane; a Udine ci sarà, oltre a Venier, anche l’accademico Sandro Fabbro, che ha firmato la prefazione del libro.
“Dal 1976 i cambiamenti tecnologici e sociali – sostiene Fabbro nel testo – hanno indebolito la comunità friulana, tra invecchiamento della popolazione, fuga dei giovani e abbandono del territorio. Per questo, anche se gli edifici sono in parte più sicuri, la resilienza sociale e culturale di fronte a un nuovo terremoto appare più fragile. Speriamo che il libro di Angelo Floramo contribuisca a risvegliare le nostre coscienze”. Un auspicio che la “Patrie” spera venga raccolto, nell’ottica di non fermarsi alle celebrazioni ma di costruire una nuova consapevolezza.
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








