Demetra Bellina ambientalista nel film sulla giovane Greta Thunberg: «Lei ci insegna a combattere»
L’attrice udinese nel cast del film ispirato alla vita dell’attivista. Interpreta la sua babysitter Katy

«Greta Thunberg è stata molto criticata per il suo attivismo ambientale ed è stata bravissima a resistere. Ci ha dimostrato che bisogna prendere in mano le situazioni e le cose che non ci stanno bene, capirle e decidere con la nostra testa per cosa vale la pena combattere. Portare questi valori in un film non solo per bambini ma anche per gli adulti che non hanno dimenticato di essere stati bambini, ci ricorda che le favole, da sempre, attraverso la metafora e la fantasia, aiutano a crescere. Credere a qualcosa di più alto di noi come individui, ci esorta a creare una vita migliore per quelli che verranno dopo».
Parole sentite, toccanti, ma estremamente convinte quelle di Demetra Bellina, l’attrice udinese che ha presentato con il regista Berardo Carboni al festival del cinema di Giffoni Greta e le favole vere, in uscita il 6 agosto nelle sale italiane.
Il film vede un cast corale di attori amati dal grande pubblico e devoti alla causa green, come Raul Bova, Sabrina Impacciatore e Donatella Finocchiaro, e la partecipazione di Giovanni Visentin, altro volto udinese del grande e piccolo schermo.
Al centro della storia c’è Greta (Sara Ciocca) una bambina italiana di dieci anni che, ispirata dalle battaglie ambientaliste di Greta Thunberg, decide di liberare, con l’aiuto della sua babysitter Katy (Demetra Bellina), un cucciolo di orso polare tenuto prigioniero da due bracconieri, e di riportarlo al Polo Nord, attraverso un viaggio che è insieme avventura e percorso evolutivo, fatto di ostacoli, incontri e scelte che mettono continuamente alla prova il suo coraggio.
Una favola semplice e forse ingenua, ma che nella sua immediatezza, in quell’istinto primordiale di difesa della vita e della natura, anche di fronte all’incredibile, porge delle riflessioni profonde su tanti temi, dal cambiamento climatico alla prepotenza dell’uomo, dal necessario recupero del senso di comunità al non voltarsi indietro di fronte alle ingiustizie.
«La mia famiglia ha un’azienda di ricerca ambientale e quindi sono cresciuta con questa sensibilità e sono vegetariana – spiega Bellina - nel mio piccolo faccio quello che riesco: una persona non smuove una montagna, ma può smuovere altre persone, diffondere il messaggio, come ha fatto Greta Thunberg e anche la nostra piccola Greta italiana, capace di coinvolgere nella sua impresa tutti coloro che ama. Il film è piaciuto molto ai giovani spettatori di Giffoni per le tematiche che affronta, ma anche per il modo in cui le affronta, perché oggi si è persa la ricerca della favola, del bello, della dolcezza, ed è importante mostrare questi aspetti dopo tutta la violenza a cui siamo sottoposti ogni giorno dai media».
Bellina è entrata nel progetto avendo già lavorato con il regista Carboni per “Yutopia” (2018), ma «facendo il provino come tutti, senza favoritismi», tiene a precisare, incontrando un personaggio che ha superato, come lei, un grande dolore.
«Katy è molto sensibile anche se si è schermata per le cose che le sono successe in passato – continua l’attrice – e racchiude in sé fragilità e resilienza. Porta dentro il dolore della solitudine, del tradimento, della delusione, come tante persone. Mentre stavo sul set, anche io affrontavo un periodo molto difficile perché si era ammalato mio padre, che è mancato durante le riprese. Per questo, il personaggio, nell’intimità e nell’emotività, l’ho sentito molto affine a me stessa in quel momento. Inoltre ho preso ispirazione da mia sorella, perché Katy per Greta, più che una babysitter, è una sorta di sorella maggiore, con un ruolo di protezione».
Bellina è attualmente al cinema anche come co-protagonista con Francesca Inaudi (rispettivamente figlia e madre), del film “Il mondo oltre” di Dario Germani, girato lo scorso anno in Tunisia per ricreare uno scenario post apocalittico di estrema desertificazione, quasi il presagio del futuro denunciato da Greta Thunberg e ispirato al mito della caverna di Platone.
«Per trovare la chiave d’immedesimazione in personaggi anche molto diversi, lavoro sulle loro motivazioni profonde – chiude Bellina - sulla loro identità, e su quella parte bambina che è rimasta dentro di noi e che ci fa avere il coraggio di credere alle favole”.
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








