Dalla sinfonia per Nizza alla sensuale e divina Garbo

L’omaggio alla città ferita a morte in luglio ha aperto la 35ª edizione. La partitura dell’Orchestra San Marco ha “riflesso” il volto dell’attrice

PORDENONE. Trasgredendo il consueto cerimoniale, è l’omaggio a Nizza, città ferita a morte dall’attentato terroristico di luglio, ad aprire la 35ª edizione delle Giornate del cinema muto. Fortemente voluto dal neo-direttore del festival Jay Weissberg per non permettere «che nella nostra mente Nizza resti legata solo a tragiche immagini di terrore».

Una “sinfonia urbana” in cui Jean Vigo mostra il doppio volto della Nizza degli anni ’30: gli stereotipi della lussuosa località di vacanza mediterranea e le periferie degli emarginati, con le fognature a cielo aperto e l’immondizia.

Si accendono le luci e sul palco del teatro Verdi di Pordenone, occupato fino alla terza galleria, il cambio di testimone alla guida delle Giornate è sottolineato dal «welcome home» che Weissberg pronuncia cercando in sala David Robinson.

Per 19 anni Robinson ha salutato così il pubblico di un festival che di strada ne ha fatta davvero tanta, in 35 anni, come ricorda il suo presidente Livio Jacob. E come sottolineano l’assessore regionale e quello comunale alla cultura Gianni Torrenti e Pietro Tropeano, insieme al presidente della Camera di commercio Giovanni Pavan, alzando il sipario sulla manifestazione che più di ogni altra proietta Pordenone, città dei festival e della cultura, in una dimensione internazionale.

Poi, sullo schermo, arriva Lei, la vera e unica divina. Lei che appartiene tuttora al mito e all’immaginario collettivo, ben oltre quello star system dal quale è sempre fuggita e a cui non si è mai piegata. Ed è una Greta Garbo che, nonostante il ruolo di fredda spia al quale tornerà nel 1931 con quella Mata Hari diventata un’icona della cinematografia, non è la diva tragica e distante, plasmata appositamente per il cinema. Il film di Fred Niblo del 1928 (The misterious lady) è ambientato negli anni che precedono la prima guerra mondiale e lei, Tania Fedorova, fa di tutto per raccogliere informazioni dagli austriaci per l’esercito russo.

La Garbo è vitale, sensuale, avvolgente, i suoi lineamenti sono più morbidi, gli occhi le si illuminano (complice anche l’introduzione di un’innovazione tecnica, la pellicola pancromatica), l’attitudine a sedurre – gli uomini quanto le donne – si fa carne e sangue.

Già nella scena del primo incontro fra la spia e il soldato, in un appartamento buio, in una notte di pioggia, quando il volto della Garbo si illumina alla luce di una candela.

Una luce che si riflette anche nella partitura che segna il ritorno di Carl Devis alle Giornate e porta nella buca dell’orchestra ben 59 musicisti della cittadina Orchestra San Marco, diretti dallo stesso Davis e applauditissimi. The misterious lady è la sua terza partitura per un film interpretato dalla Divina. «Comporre per la Garbo è sempre una gioia: lei sembra avere una propria luce interiore che le dona quella speciale luminosità». Quella per cui, del resto, ha avuto il mondo ai suoi piedi.

«La Garbo – scriveva Roland Barthes – appartiene all’istante filmico e a un momento di magia. Con il suo viso cattura il pubblico e attraverso la carne trasmette sentimenti mistici e, al tempo stesso, impulsi di perdizione».

Quando la parola leggenda non è un’esagerazione.

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