Dalla conceria Presot il cuoio per gli scarponi che conquistarono il k2

Porcia, da quattro generazioni si lavorano le pelli attraverso una concia vegetale. La titolare: «Produzione artigianale nel rispetto dell’ambiente» 

PORCIA. «Ogni volta che sono in pensiero o malinconica, percorro il corridoio fiancheggiato dalle botti di concia, al piano terra della conceria. Il rumore di questi macchinari familiari mi fa sentire circondata dall’affetto di coloro che mi hanno preceduto e che hanno amato questo cuoio come lo amo io».

Eugenia, insieme ad Achille e Federico Presot, è titolare della Conceria Pietro Presot di Porcia, che si trova sulle sponde di un piccolo lago naturale e produce, da quattro generazioni, cuoio da suola attraverso una concia al vegetale e all’insegna della sostenibilità.

Un’attività artigianale di grande pregio, una delle eccellenze del nostro Paese, apprezzata da diversi prestigiosi marchi dell’alta moda per l’estrema qualità e finezza delle lavorazioni.

Guardando dall’alto, la Conceria Piero Presot appare come un gruppo di edifici ben inseriti tra prati e piante rigogliose in fianco all’acqua che nasce da alcune polle profonde. «Fino dall’inizio – spiega Eugenia Presot – essere “green” è stato uno dei punti di forza dell’azienda».

Una scelta non solo dettata dai tempi, ma un modo di essere profondo, autentico; riguarda l’etica di chi ci lavora e non solo le diverse tappe di una produzione. La storia dell’azienda comincia da lontano, nel 1933, quando il fondatore, Pietro Presot, avviò la conceria.

La caratteristica dell’azienda già allora era costituita dalla curata lavorazione artigianale delle pelli grezze e da una speciale tinta del cuoio finito, ottenuta solo con tannini vegetali, responsabili del bel colore biondo che oggi ne rappresenta uno dei pregi.

In quei tempi, Pietro aveva iniziato a lavorare con un solo operaio eppure, già nell’ottobre 1939 registrava un potenziale produttivo di 100 quintali di pelli conciate al mese. Alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia, nel 1940, l’azienda contava 8 dipendenti e nei dieci anni successivi, la produzione fu assorbita dalla lavorazione esclusiva di pelli di assegnazione militare.

«Proprio per le caratteristiche di alta qualità – prosegue Eugenia – nel 1954, la Commissione Esecutiva del Consiglio Nazionale delle Ricerche valutò che il nostro fosse il cuoio più adatto per realizzare gli scarponi da fornire alla squadra di alpinisti italiani che stavano per partire diretti all’ascensione del K2, la seconda vetta più alta al mondo. A guidarla, Ardito Desio con Compagnoni e Lacedelli».

Presot comprese la sfida. Subito iniziò a preparare la materia prima e la mise a disposizione del calzaturificio Giuseppe Garbuio di Montebelluna. Furono preparate 35 paia di scarpe pesanti e termiche a cui se ne aggiunsero altre 40 per l’avvicinamento e circa 100 da fornire agli sherpa.

La scelta del loro prodotto fu dovuta alle caratteristiche del cuoio, descritto come «il più adatto per leggerezza, flessibilità e impermeabilità».

Anche oggi, la stessa lavorazione permette di ottenere un cuoio che preserva queste qualità e che si contraddistingue con un marchio speciale “K2-8611”. Il materiale in quell’occasione, fu fornito in maniera gratuita. In cambio, la soddisfazione di avere portato il cuoio Presot sulla cima del mondo oltre al nome scritto sui libri di storia e dell’alpinismo mondiale.

Ancora è di traino all’azienda il famoso marchio chiamato “Stella a cinque punte”, il più antico della conceria. In esso, a ogni punta corrisponde una P della conceria: Pietro – Presot – Pellami – Porcia – Pordenone.

Oggi, nel sito della conceria un video per la regia di Gianluca Miotto e Carlo Zoratti, ripercorre la storia della conceria. «Il nostro obiettivo è quello di limitare sempre più l’impatto ambientale e già oggi l’85% dell’energia che utilizziamo proviene da fonti rinnovabili – spiega Eugenia – e il 100% dei residui della lavorazione viene valorizzato in altri cicli produttivi.

Siamo un’azienda a rifiuto zero e miriamo a un processo di economia circolare nel quale anche i fanghi di depurazione, oggi, sono totalmente naturali e fungono da substrato per i lombrichi». L’energia infatti viene prodotta con un salto d’acqua che alimenta una centrale elettrica.

Una struttura e un sistema di depurazione che resta un modello unico nel suo genere, capace di richiamare gruppi di studiosi italiani e stranieri. Questa combinazione garantisce l’autonomia energetica nella lavorazione di concia delle pelli.

«La conceria ha una lavorazione artigianale e ciascuno dei lavoratori segue più fasi della produzione diventando partecipe del prodotto. Per questo, il capitale più importante dell’azienda è quello umano». Il processo di concia avviene lentamente in vasche speciali dove vengono utilizzati solo tannini vegetali disciolti in acqua.

Si impiega quindi, una speciale formulazione che si basa su castagno, quebracho, mimosa per ottenere una precisa colorazione chiamata tinta Presot. —
 

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