L'oscurità di Mozart e la luce di Mendelssohn: Louis Lortie incanta Pordenone
Lunedì 13 aprile il grande pianista canadese e l'Orchestra da Camera di Mantova portano al Verdi il demoniaco K 466 e l'“Italiana”. Sul podio il giovane talento Hossein Pishkar. Lortie: «Felice di tornare in Friuli e suonare un Fazioli, strumenti magnifici»

Secondo Alfred Brendel è un concerto «che indica la via di Beethoven». «Oscuro, demoniaco e tragico», adorato dai Romantici ma prima ancora dal padre del genio che lo compose in circostanze particolari. Mozart lo completò nel febbraio del 1785, lo portò di corsa alla prima esecuzione viennese mentre le parti orchestrali erano ancora in copiatura. Lui stesso al fortepiano, dotato di pedaliera, non lasciò cadenze scritte, che improvvisò com’era d’abitudine. Lo eseguì con somma maestria alla Sala Mehlgrube, tra i suoi concerti in abbonamento, ricambiato da un grande successo. Il “Concerto per pianoforte e orchestra n. 20 in re minore K 466”, aprirà la serata di lunedì 13 aprile, con inizio alle ore 20.30, al Teatro Verdi di Pordenone. Sul palco l’Orchestra da Camera di Mantova, tra le eccellenze italiane maggiormente riconosciute all’internazionale, diretta dal giovane e talentuoso iraniano Hossein Pishkar. Al pianoforte Louis Lortie, pianista tra i più acclamati al mondo, di rara versatilità, ammirato per l’originalità interpretativa, l’eleganza di suono e la naturale limpidezza. Seconda parte con la “Sinfonia n. 4” di Mendelssohn, il Mozart romantico, detta l’“Italiana”, che apre alla luce muovendosi tra brillantezza, vitalità ed esuberanza. Interprete d’eccezione in questa esclusiva regionale, abbiamo avuto il piacere di intervistare il Maestro Louis Lortie.
Nel suo Mozart inciso si trovano diversi lavori, come i Concerti n. 12 e 14. Cosa rende il n. 20 un caso a parte, per cui lo porta dal vivo e non in studio di registrazione?
«Non c’è una vera ragione, magari un giorno lo registrerò, ma resta un fatto che amo eseguirlo dal vivo. È tra i suoi più conosciuti e nonostante ciò rimane avvolto nel mistero. C’è molta spontaneità, è un lavoro sì drammatico, molto intenso, tragico ma allo stesso tempo felice, come Mozart, ambiguo di natura. La felicità la si saggia ad esempio nella coda del terzo tempo, che amo eseguirlo più mosso del tempo originale, ma anche nell’Andante dove c’è un’opposizione prodigiosa tra la parte centrale molto drammatica e quella centrale gioiosa. Un vero capolavoro che adoro condividere».
Se a Mantova lo ha eseguito nel doppio ruolo di direttore e maestro concertatore, qui l’accompagnerà la bacchetta di Pishkar, giovane astro particolarmente apprezzato.
«Sono molto contento della sua presenza, non solo per la sua bravura ma anche per il fatto che in questo modo si incoraggia un talento che proviene da un paese che sta soffrendo. La musica certamente unisce e poi l’Orchestra da Camera di Mantova è eccezionale. Un’eccellenza che fa onore all’Italia, pertanto anche l’“Italiana” di Mendelssohn si cala perfettamente in questo speciale programma».
Lei ha un profilo di primo piano anche come didatta. Secondo lei un concerto può essere anche una forma di educazione all’ascolto, come se il pubblico fosse un allievo?
«Forse il pubblico, parlo di quello non formato, quello d’occasione, per capire di più potrebbe frequentare qualche masterclass, informandosi anche in rete, interessandosi di filosofia, di pensiero. Un concerto è un frammento, un momento di riflessione e anche di evasione. Di solito il pubblico lo trovo preparato e in particolare i giovani, checché se ne dica. Anche a proposito di giovani musicisti, abbiamo molti più talenti di prima, ma in proporzione abbiamo meno concerti. Qui bisognerebbe fare qualcosa, per dare loro più visibilità, la meritano».
Lei è affezionato alla nostra regione, la frequenta da diverso tempo.
«Direi dagli anni ’80, dai tempi di Raffaello de Banfield al Verdi di Trieste. Ma ho suonato molto anche a Monfalcone, Udine, Cividale del Friuli. Torno sempre molto volentieri. Sono poi praticamente di casa alla Fazioli, legato da stima ed amicizia all’ingegner Paolo Fazioli. Siamo in qualche modo cresciuti insieme e sono molto felice di esibirmi a Pordenone su un suo strumento, sono magnifici».
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