Capolavori del cinema muto in musica, trent’anni di note per Zerorchestra

Il cine-concerto in programma martedì 16 dicembre, alle 21, a Cinemazero di Pordenone per celebrare la ricorrenza

Cristina Savi
Zerorchestra festeggia con un cine-concerto a Cinemazero i suoi trent’anni di attività
Zerorchestra festeggia con un cine-concerto a Cinemazero i suoi trent’anni di attività

Trent’anni sono senz’altro un traguardo, ma per Zerorchestra assomigliano a una lunga corsa tenuta insieme dalla musica e dalle immagini. Nata nel 1995 su iniziativa di Cinemazero, in occasione del centenario della nascita del cinema, l’orchestra pordenonese ha costruito negli anni un percorso originale: scrivere e suonare dal vivo musiche nuove per i capolavori del cinema muto, trasformando ogni proiezione in un evento irripetibile. Il cine-concerto di martedì 16 dicembre, in programma alle 21 a Cinemazero per celebrare l’anniversario, dedicato a “Seven Chances” di Buster Keaton, riassume questa storia fatta di intuizioni, ritorni, continue aperture per un progetto unico, cresciuto nel tempo come laboratorio permanente fra jazz, improvvisazione e cinema muto.

A dare voce alle immagini sarà una Zerorchestra in formazione storica, con alcuni dei musicisti che ne hanno segnato il cammino: Francesco Bearzatti, Bruno Cesselli, Mirko Cisilino, Luca Colussi, Juri Dal Dan, Massimo De Mattia, Luca Grizzo, Didier Ortolan, Gaspare Pasini, Romano Todesco e Luigi Vitale. Un ensemble che in trent’anni ha composto oltre cinquanta colonne sonore originali, attraversando generi, organici e linguaggi.

Ne parliamo con Gaspare Pasini, sassofonista, presidente di Zerorchestra, realtà che vede alla vicepresidenza e nel ruolo di motore organizzativo Sandra Frizziero.

Andiamo al 1995. Come nacque l’idea di Zerorchestra?

«Nacque sulla spinta delle Giornate del Cinema Muto e di uno dei suoi fondatori storici, Piero Colussi. Disse: “Qui in provincia di Pordenone ci sono tanti jazzisti bravi, perché non provare a dare una lettura jazz a questi film? Da lì abbiamo costruito uno zoccolo duro con Zaninotto, Bearzatti e Todesco, poi si sono aggiunti Ortolan, Cesselli… Ed è arrivata “The Cameraman”, <CF1001>la prima partitura.

Buster Keaton ritorna nella vostra storia, da “The Cameraman” a “Seven Chances”. Cosa rappresenta?

«Chaplin è Chaplin, Laurel e Hardy sono fantastici, abbiamo suonato anche per film più “seri”, come Hitchcock. Ma Buster è un genio, è un po’ il nostro cavallo di battaglia. “The Cameraman”, che abbiamo portato ovunque, è una pietra miliare, e “Seven Chances” ha una freschezza incredibile».

In trent’anni avete composto più di cinquanta colonne sonore. È cambiato il vostro approccio alla musicazione dal vivo?

«Alcune partiture sono nostre, altre le abbiamo eseguite o rielaborate. Il jazz rimane la cifra dominante, ma ci siamo aperti. Abbiamo lavorato su musica classica, contemporanea, persino barocca».

L’organico dell’orchestra è sempre stato mobile. È una scelta identitaria?

«L’elasticità è una chiave. Abbiamo accompagnato film come “Berlino, sinfonia di una grande città” di Walter Ruttmann, con la Filarmonica di Pordenone, “The Wind” con gli archi dell’Accademia Arrigoni, c’è una versione di Zerorchestra più leggera in quartetto, che funziona per comiche e cartoni animati delle origini. Negli ultimi anni ci siamo stabilizzati in ottetto o in nove, se Mirko Cisilino è libero».

C’è un momento che considera decisivo nella vostra storia?

«Direi che è stata una storia continua, anche quando ci siamo allontanati dal jazz puro. Abbiamo dimostrato di saper affrontare, e bene, linguaggi diversi senza perdere identità».

Dal 2015 siete tornati in modo stabile alle Giornate del Cinema Muto. Che passaggio è stato?

«Fondamentale. Grazie anche a Günter Buchwald, musicista che ama il jazz e l’improvvisazione. Con lui abbiamo eseguito ben cinque partiture».

Che futuro vede per la musica dal vivo applicata al cinema muto?

«È un grande punto domanda. Servono energie, qualità altissima. Oggi c’è l’intelligenza artificiale, la musica che trovi ovunque in rete. Non so quanto le nuove generazioni saranno disponibili verso strumenti acustici e tradizione, la storia alla quale noi restiamo ancorati».

Appuntamento a questa sera, dunque, con il cine-concerto che sarà prima di tutto una festa. «Una festa con il nostro amico Buster», sorride Pasini. E forse è proprio questo il segreto di Zerorchestra: aver preso sul serio il gioco, per trent’anni.

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