Cantare la Verità: Miriam Makeba rivive tra jazz e diritti umani nelle tappe di Cervignano e Udine
Valerio Marchi chiude la sua trilogia dedicata ai grandi del jazz. Sul palco la voce di Nicoletta Taricani per omaggiare il simbolo della lotta all'apartheid

“Mama Africa” nacque nel 1932 a Johannesburg nel profondo sud del continente africano e crebbe proprio durante il regime dell’apartheid che la segnò profondamente. Star mondiale grazie a brani quali “Pata Pata” (collaborò con artisti come Harry Belafonte) la sua esplicita denuncia proprio contro la segregazione le costò la revoca del passaporto sudafricano e un lungo esilio durato oltre trent’anni. Miriam Makeba, mancata nel 2008 in Italia dopo un concerto a sostegno dei diritti umani, è ricordata come simbolo di lotta, dignità e orgoglio africano.
La sua vita, le sue indimenticabili liriche, fra jazz e musica africana, sono l’humus di uno spettacolo sicuramente straordinario al quale l’autore, Valerio Marchi, ci ha già negli anni abituati.
È infatti la terza tappa di una trilogia che ha visto prima lo spettacolo e un libro dedicato al genio di John Coltrane (allora a ricordarlo musicalmente è stato il musicista Francesco Bearzatti), successivamente con la stessa modalità ha voluto omaggiare un’altra voce intensa e celebre come quella di Nina Simone sul palco Graziella Vendramin): ora a narrare le vicende di Miriam Makeba nell’omonimo spettacolo avremo, oltre all’autore, la voce di Nicoletta Taricani, accompagnata per l’occasione, da Alfonso Deidda ai sassofoni, Giulio Saramella al pianoforte, Alessio Zoratto al contrabbasso e Luca Colussi alla batteria e percussioni.
“Cantare la Verità” è anche il titolo del libretto, edito per i tipi di Kappa Vu, che affianca lo spettacolo sul palco.
Come sempre accompagnato dai disegni in bianco e nero dello stesso Valerio Marchi, questa volta è impreziosito anche da un contributo della stessa Nicoletta Taricani, che ha voluto qui condividere l’arrangiamento di “The Sound of a Drum”, proprio perché, come scrive lei stessa, “…era questo, una percussione costante che si faceva portavoce dei diritti umani e del suo popolo” , ma anche “A Luta Continua”, brano composto da Bongi, figlia della Makeba, uno dei canti di lotta più influenti del XX secolo secondo il New York Times.
“Se si desidera conoscere quale sia il principio ispiratore di questo progetto – scrive lo stesso Marchi nell’introduzione al libro – ritengo di potermi avvalere di quanto diceva Miriam. Come prima cosa, affermava che, cantando, non faceva politica, perché si limitava a dire semplicemente la verità, e che se la verità poi diventava politica, non poteva farci niente: un modo, tutto sommato, per esprimere in che cosa dovrebbe consistere la politica. Poi, la domanda Chi potrà mai soggiogarci finché abbiamo la nostra musica?: essendo una domanda retorica, la risposta è implicita”.
Doppio appuntamento, quindi, domani martedì 3 alle 20.45) al Teatro Pasolini di Cervignano e il giorno successivo, alle 20, per la rassegna Note Nuove al Teatro San Giorgio di Udine.
Sul palco, oltre a Valerio Marchi e Nicoletta Taricani una band composta da ottimi musicisti della nostra scena jazz: Alfonso Deidda ai sassofoni; Giulio Scaramella al pianoforte; Alessio Zoratto al contrabbasso; Luca Colussi alla batteria e percussioni.
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