Beltramini, viaggio nella terra friulana

In una mostra brevi video mettono in scena suggestivi scorci di paesaggi
Di Sabrina Zannier

LESTIZZA. Quando il lavoro di un artista ci sorprende e la sorpresa arriva non dal chiasso ma dal sussurro, dalla fenomenologia della natura attraversata in modo introspettivo, quell’artista ci regala un viaggio. Dentro il suo sguardo, misurato con l’anima che lo guida e ci conduce per mano.

Questa è l’esperienza che si prova visitando la mostra “Pituris” di Bruno Beltramini, aperta fino al 6 settembre Ai Colonos di Villacaccia di Lestizza, grazie allo sguardo lungimirante del direttore artistico Federico Rossi e del curatore Angelo Bertani.

Brevi video riprodotti con l’ausilio di tablet mettono in scena struggenti brani di paesaggio friulano. Inquadrati entro piccole cornici, sembrano fotografie che invitano alla visione ravvicinata dichiarandone la valenza intimista. È a questo punto che non ci si può esimere dall’attesa, perché la percezione di minimi e silenti movimenti trasla la foto in video creando un raffinato cortocircuito linguistico che dalla tecnologia ammicca per l’appunto alla pittura.

L’improvviso tremito dell’acqua in un lago, il carezzevole passaggio di foglie autunnali nell’aria, l’ovattato dinamismo delle nubi nel sottile rimpallo tra apparizione e occultamento delle cime montuose o, ancora, i segni dell’antropizzazione (una barca, una ciminiera fumante o un ponte), offrono l’esperienza di un paesaggio vissuto da dentro, ma con gli occhi del pittore e l’animo del fotografo. Entrambi incarnati da Beltramini, che in quei panorami ha atteso la luce, i movimenti e le voci della natura, ma non li ha fermati (come accade con lo scatto fotografico) e nemmeno ri-costruiti (come fa la pittura). Li ha scelti e inquadrati, affinché si ripetano nel loro flusso temporale, innanzi all’attesa del visitatore.

“Pituris” è una mostra che infonde nel paesaggio friulano la consapevolezza della relazione mistica tra uomo e natura, mettendo in scena l'anima dei luoghi, il loro respiro profondo e le voci, mai registrate ma affidate all'immaginario dell'osservatore. Il calibro certosino del filo rosso che scorre tra più linguaggi visivi dentro i piccoli video si catapulta poi su carta, su un libretto d'artista che ammicca ai diari pittorici di valenza orientale. Dal frame del video l'impressione è di ritornare alla matita e al pennello, con un messaggio potente, che ha il sapore dei Colonos: entriamo nel paesaggio, raccogliamolo pure per via di tecnologia, ma restituiamolo nella sua anima originaria.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto