I Beat a Udine celebrano i tre album cult dei King Crimson
Appuntamento il 6 luglio in Castello a Udine: «Portarono la musica su un’altro pianeta»

Mai il termine “super gruppo” è stato calzante come nel caso degli americani Beat che vedono in formazione Adrian Belew (voce e chitarra) e Tony Levin (basso) dei King Crimson, il guitar hero Steve Vai e Danny Carey, batterista dei Tool. I Beat nascono dal desiderio di proporre una potente rilettura dei tre album cult dei King Crimson degli anni ’80: “Discipline”, “Beat” e “Three of a Perfect Pair”.
Quest’estate il tour europeo prevede cinque date italiane: dopo Gardone Riviera, Pompei, Bari, Perugia, il 6 luglio alle 21 unico appuntamento per il Nord Est al Castello di Udine, organizzato da VignaPR e FVG Music Live, in collaborazione con il Comune di Udine, PromoTurismo e D’Alessandro e Galli. «Negli anni ’80, quando uscirono questi tre dischi iconici – riflette Steve Vai – i King Crimson portarono davvero la musica su un altro pianeta, per le idee innovative a livello tecnico, con Robert Fripp e Belew che combinavano le loro due chitarre, l’utilizzo massiccio dei sintetizzatori e Levin, che era molto più di un bassista. Ma tutta questa complessità risultava accessibile grazie alle melodie, univano maturità e gioia. Quando Adrian mi ha chiamato per far parte di questo progetto mi sono messo in gioco. Dal primo live ho capito anche quanto fossero fedeli e appassionati i fan dei Crimson».
Avete tutti alle spalle collaborazioni con i più grandi della musica (da Bowie a Zappa). Qual è stato il vostro punto di contatto?
«Quando abbiamo cominciato il primo tour negli Usa – risponde Levin – dopo una decina di concerti siamo diventati la band che siamo adesso, qualcosa di unico nella reinterpretazione di quei dischi, per me è stato stimolante non tanto suonare quei pezzi che già conoscevo, ma farlo con questa formazione incredibile. È stato magico – aggiunge Belew – il modo in cui ci siamo combinati assieme, in pochissimo tempo eravamo tutti sintonizzati sulle stesse frequenze».
Sembra di capire che ci sia ottima intesa.
«Vero, andiamo molto d’accordo – prosegue Belew – e abbiamo gli stessi obiettivi. Ci vogliamo bene e amiamo suonare assieme, non capita sempre di condividere il palco con ottimi musicisti che siano anche belle persone. Essere in tour con questa band – dice Vai – è come essere in vacanza, è appagante passare del tempo con qualcuno con cui sei in sintonia».
Siete legati all’Italia?
«Io e Adrian – riprende Levin – ci abbiamo suonato tante volte anche con i King Crimson, è uno dei nostri paesi preferiti e siamo contenti di tornarci con i Beat, troviamo sempre un pubblico esperto e attento alla musica progressive».
Robert Fripp (tra i fondatori dei King Crimson) ha supportato i Beat?
«Sì, è rimasto piacevolmente stupito dalla formazione che ho messo su – spiega Belew – ed è stato lui a suggerirci di chiamarci Beat. Ci ha dato la sua benedizione: “sarò in prima fila ai live”, e secondo me ci sarà davvero stavolta, visto che suoneremo anche nella sua Inghilterra».
La scaletta?
«Finora ci è piaciuto partire con dei pezzi potenti dall’album “Beat” come “Neurotica” e “Neal and Jack and me” e solo nella seconda parte inseriamo estratti da “Discipline”, non possono mancare classici come “Elephant Talk”».
A quarant’anni dall’uscita, i tre dischi che proponete sono sempre attuali?
«Sono classici senza tempo. Spesso quando riascolti album del passato, tra le note puoi cogliere le mode, i trend dell’epoca ma in questo caso trascendono i limiti di genere e quindi di tempo, suonano ancora come fossero nuovi, per niente datati».
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