Barbara Bouchet a Spilimbergo: «Lontana dal set da 40 anni. Rimpianti? Un film con Fellini»

L’attrice sarà ospite mercoledì 10 de “Le Giornate della Luce” e presenterà, alle 21 al Miotto assieme alla regista Emanuela Piovano il film “Finale: Allegro”.

Gian Paolo Polesini
Barbara Bouchet ospite delle Giornate della Luce a Spilimbergo
Barbara Bouchet ospite delle Giornate della Luce a Spilimbergo

Rivendica la sua atavica indipendenza Barbara Bouchet: «Me ne andai in America a 15 anni, capisce? Decisi di farlo e non ci avrei mai ripensato. Da quell’istante cominciò la mia vita fatta di strade dritte e di montagne russe. Eh sì, magari l’esistenza fosse un’autostrada dritta e lunga. Ogni tanto sali e poi precipiti, quindi risali e torni giù. Funziona così da secoli». L’attrice sarà ospite domani, mercoledì 10, de “Le Giornate della Luce” e presenterà, alle 21 al Miotto di Spilimbergo assieme alla regista Emanuela Piovano, un film di rara sensibilità: “Finale: Allegro”. Nell’opera interpreta Karina, una pianista ottantenne che rivendica il diritto di decidere del proprio destino.

Non è difficile cogliere un’affinità tra attrice e personaggio.

«Sono sempre stata io a scegliere tra le opzioni che la vita mi metteva davanti, come le dicevo. Adesso le racconto come sono diventata Karina. Ero a Torino, ospite al festival di Vladimir Luxuria. La regista Emanuela Piovano mi chiese se poteva spedirmi una sceneggiatura. Risposi di sì. Appena finii di leggere il copione, la chiamai entusiasta. Le dissi: ecco, questo è proprio ciò che voglio. Per anni sono stata ingabbiata nel ruolo della diva sexy e gli attori che facevano quel tipo di cinema non venivano mai considerati dalla critica.»

Perché a quarant’anni decise di lasciare il cinema?

«Scelsi di dire basta prima che fossero gli altri a comunicarmelo. Lontano dal set pensai a come campare. Decisi di aprire una palestra, che all’epoca era un ambiente quasi precluso alle donne, entrai in televisione e diventai mamma per la seconda volta. Insomma, una nuova edizione di Barbara Bouchet. Pensavo di fermarmi per una decina d’anni, invece ne scivolarono via venti.»

E il ritorno sul set?

«Ancora ringrazio Martin Scorsese. So che allora stava preparando un film e così gli chiesi se ci fosse una parte per me. C’era, sì, però piccola, piccola, specificò. Quasi si vergognava a propormela. Risposi grazie e me la presi. Così partecipai a Gangs of New York con Leonardo DiCaprio.»

Sta aspettando nuovi progetti?

«Perché no. Magari qualcuno si sveglia e dice: “Però...”. Il problema è che in Italia nessuno ha voglia di scrivere per le attrici di una certa età. In Francia succede più spesso»

Ha mai pensato che avrebbe avuto una carriera diversa negli Stati Uniti?

«No, e sono contenta di averla costruita in Italia. Hollywood è un ambiente molto duro, un mondo dove il cane mangia il cane. La mia estrema sensibilità non avrebbe mai potuto reggere a lungo quel sistema infernale.»

Oggi molti dei suoi film degli anni Settanta vengono rivalutati e studiati. Se l’aspettava?

«Assolutamente no. E per questo ringrazio Quentin Tarantino. È stato lui a sdoganare il cinema di genere e la serie B. Senza aver mai lavorato con lui, mi sono ritrovata a condividere automaticamente tanti suoi fan. E oggi molti giovani scoprono quelle pellicole che non avevano visto all’epoca.»

C’è qualche rimpianto?

«Mi sarebbe piaciuto stare al fianco di registi come Visconti o Zeffirelli. Però i miei film continuano a essere trasmessi e riscoperti. Questo mi ha regalato un nuovo pubblico.»

Lei è stata anche una pioniera del fitness in Italia.

«Tutto è cominciato quando vivevo a San Francisco. Quando lasciai il cinema vidi quello che stava facendo Jane Fonda e pensai che in Italia non esisteva ancora nulla di simile. Aprii una palestra e poi proposi alla Rai una trasmissione dedicata al fitness e all’alimentazione. Fu la prima del genere.»

Suo figlio Alessandro Borghese è uno degli chef più popolari d’Italia. Gli ha insegnato lei a cucinare?

«Assolutamente no. Io e la cucina siamo incompatibili. Nel forno tengo la carta argentata, non il cibo. Non amo cucinare e nemmeno mangiare troppo. Alessandro ha preso tutto dal padre, che era un ottimo cuoco.»

E lui cucina per lei?

«Alessandro dice sempre che a me bastano due würstel con i crauti. Ha ragione. La felicità? Un semplice piatto di pasta».

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