160 anni fa l’ingresso delle truppe italiane a Udine: l'entusiasmo della città e la fine del dominio asburgico

Il racconto di quel 25 luglio 1866 attraverso le memorie dei patrioti Galvagna e Berghinz: il tricolore in piazza Contarena e la festa per la libertà

Enrico Folisi

Centosessanta anni sono trascorsi da quando il 25 luglio 1866 giunse a Udine, fino ad allora capoluogo del Friuli asburgico, l’esercito italiano, in quel pomeriggio una pattuglia dei cavalleggieri Aosta comandati dall’udinese Bernardino Berghinz entrò per una iniziale perlustrazione in una città che risultò essere ormai abbandonata dai governanti austriaci e dalle loro truppe.

In realtà il primo soldato italiano a percorrere le vie di Udine accompagnato dal suo aiutante fu un altro friulano ufficiale dell’Aosta cavalleria G. Galvagna come si può dedurre dalla memoria che scrisse al suo comandante e amico tenil 25 luglio ente colonnello Bernardino Berghinz che dopo alcune ore lo raggiunse con due squadroni: “Quando fui a qualche chilometro dalla città incontrai un signore del quale purtroppo non ricordo il nome, che veniva verso Campoformido. Egli mi chiese dove andavo ed alla mia risposta mi soggiunse che ero il primo soldato italiano che entrava in Udine e che anzi tornava indietro a portare la lieta notizia in città. Gli consegnai un biglietto per mia zia col quale l’avvertivo del mio prossimo arrivo.

Giunto che fui a poca distanza da Udine vidi venirmi incontro una quantità di carrozze tutte pavesate da bandiere tricolori. Nella prima stava la giunta municipale. Tutti mi furono attorno colmandomi di gentilezze. Il mio fu un ingresso veramente trionfale: tutti uomini e donne mi si gettavano addosso prendendomi per le gambe, baciandomi, a rischio di essere calpestati dal cavallo. Scesi al municipio, dove con mia zia sorpresa fui ricevuto al suono della marcia reale e dal presentat arm di un’imbastita guardia nazionale comandata, se non erro, dal conte Caratti. Acclamato dovetti presentarmi alla finestra dalla quale dissi due parole che ebbero un successo immeritato. In carrozza, con mia zia, feci il giro della città acclamato, baciato e infiorato come fossi stato un Alessandro Magno. Verso le quattro mi recai alla porta della città da dove dovevano entrare i due squadroni. Infatti, poco dopo spuntarono ed ebbi il piacere di vedere “te” in testa del plotone di avanguardia, glorioso e beato di tornare nella patria libera finalmente dal giogo straniero”.

Il giorno dopo, 26 luglio, un’intera divisione dell’Aosta cavalleria del Regio Esercito Italiano, fu a Udine e attraverso via Poscolle entrò nel centro cittadino con alcuni squadroni, accolti dalla popolazione che esprimeva la propria gioia con sincere manifestazioni e ne ufficializzò il completo controllo della città e dei sobborghi. Ne fu decretata l’italianità, issando il tricolore sabaudo sul balcone della Loggia in un’affollata piazza Contarena e prendendo possesso del municipio e di tutti gli ambiti istituzionali. Il giornale udinese “l’Industria” scrisse il 28 luglio: “Chi ha vissuto la giornata di ieri l’altro a Udine, può dire di aver vissuto abbastanza. Appena il sole spuntava dalla collina, la città era tutta desta. La popolazione si divise in due grandi sezioni, metà sulle finestre, l’altra metà fuori Porta Poscolle.

In città entrarono quattro generali: Franzini, Chiabrera, Brignone e Dreotti e l’Intendenza generale; le truppe accamparono fuori Porta Aquileia. La truppa animatissima formava la meraviglia di tutti. Dopo 25 miglia di marcia, i soldati danzavano al suono della banda in mezzo ai campi. Ai soldati si frammischiarono i cittadini e molte signore accrebbero il colorito a quel magnifico quadro militare dei nostri guerrieri”.

Il Risorgimento anche in Friuli era stata l’epopea di patrioti delle società segrete e poi di mazziniani e di garibaldini che si sentivano oppressi dallo straniero e soffocati nelle proprie libertà inalienabili. Tanti giovani friulani parteciparono a tutte le campagne militari per l’Unità d’Italia. Il Risorgimento fu anche la bandiera della maggioranza degli intellettuali dell’intera provincia di Udine che da sempre si sentirono italiani. Udine era in festa per un evento che si era atteso per più di mezzo secolo.

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