Banco del Mutuo Soccorso: «Le nostre canzoni hanno temi universali»

Lo storico gruppo in concerto al Capitol di Pordenone. Il fondatore Vittorio Nocenzi: «Abbiamo il Friuli nel cuore»

Elisa Russo

«Il Friuli ce l’ho nel cuore, porto con me i contatti umani speciali. È una terra unica, che mette insieme montagne, colline, pianure, fiumi, mare, beni culturali come Aquileia»: Vittorio Nocenzi, compositore, tastierista, fondatore nel 1968 del Banco del Mutuo Soccorso, paladini del rock progressivo, è entusiasta di portare una tappa del tour “Storie Invisibili” al Capitol di Pordenone, domani sabato 17 alle 21.15, concerto proposto da Slou nella rassegna Estensioni Jazz Club Diffuso, con il sostegno del Ministero della Cultura, in occasione della 36esima edizione della “Mostra mercato del disco usato e da collezione”.

«Ho sempre apprezzato molto i friulani – prosegue Nocenzi –, un esempio di forza d’animo e temperamento fin dai tempi del terremoto. Aggiungo che alle medie avevo una compagna di classe friulana, fu la mia prima cotta. Sono innamorato del Friuli e dei friulani».

Chi sono i protagonisti del nuovo “Storie Invisibili”?

«Le persone comuni, donne e uomini che sono invisibili per la loro normalità ma scrivono le pagine più importanti della storia umana, che non è stata fatta da Giulio Cesare o Napoleone Bonaparte, ma da chi ogni giorno si rimbocca le maniche, da chi lavora la terra, da chi combatte le difficoltà del vivere quotidiano».

L’album chiude una trilogia?

«Sì, con il primo “Transiberiana” abbiamo parlato del viaggio su questo lungo tratto ferroviario, che partendo da Mosca a Vladivostok, sul Mar del Giappone, è metafora del lungo viaggio della vita umana, con gli imprevisti e le difficoltà. Con “Orlando: le forme dell’amore” abbiamo celebrato il sentimento più importante dell’uomo. Mancavano dunque le pagine della quotidianità, le persone normali».

Che ora raccontate in 12 canzoni...

«Rappresentano il particolare ma al tempo stesso l’universale, sono indicative anche della nostra contemporaneità: un ucraino sotto i bombardamenti dei suoi fratelli russi, una guerra feroce a cui non pensavamo di dover ancora assistere; una storia ambientata nel 1492 che con i Mori cacciati dall’Andalusia, dalla terra in cui sono nati, fa pensare a quello che succede oggi in Palestina; poi la storia del seminatore, del contadino che è il rappresentante del popolo dei trattori che ancora oggi devono scendere in strada, scioperare».

La scaletta live?

«Non possiamo non suonare il repertorio storico, che è il fulcro, i nostri fan se la legherebbero al dito: dai ’70 con “Metamorfosi”, “R.I.P.”, i brani da “Darwin!”, da “Io sono nato libero”, le grandi hit degli anni ’80 “Moby Dick”, “Paolo Pa” fino agli ultimi album. È un concerto molto intenso».

Cambi, perdite, soste, avvicendamenti… La formazione attuale?

«Penso che sia una delle migliori della nostra storia. È arrivato un batterista formidabile, il toscano Andrea Bruni, che ha preso l’eredità di Pierluigi Calderoni e Maurizio Masi, ci sono due tastiere, io e mio figlio Michelangelo che ha firmato con me le composizioni dei nostri ultimi tre album ed era inevitabile tornare con le due mitiche tastiere dei Nocenzi anche sul palco, Filippo Marcheggiani, chitarrista con noi da trent’anni, la nuova voce solista potentissima del salernitano Tony D’Alessio, che con grande coraggio e umiltà prende il posto di un artista unico come Francesco Di Giacomo, il bravissimo Marco Capozi al basso (fondamentale linea conduttrice nei nostri pezzi, mette insieme il ritmo e l’armonia)».

Vi seguono anche i giovani?

«Uno si immagina che essendo un gruppo nato negli anni ’70 ai concerti ci siano miei coetanei, “reduci”, e invece è pieno di ragazzi che cantano testi scritti quando ancora dovevano nascere. Sono i miracoli della musica, che mette in moto la magia. Non è elegante che l’oste dica che il suo vino è il più buono ma posso dire che verrete accolti nella nostra osteria, anzi frasca, con molto amore e passione e tanta voglia di condividere due ore e mezza di grande musica e tensione emotiva. Tra l’altro le frasche, come in Friuli, ci sono nella zona dei Castelli Romani - Colli Albani dove vivo, vorrei scoprire l’attinenza tra due regioni così lontane». —

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