Anna Valle sale sul palco a Pontebba: "È un posto fantastico per ritrovarsi"

l titolo della pièce è “Scandalo”, testo contemporaneo di Ivan Cotroneo, programmato per domenica 18 gennaio al Teatro di Pontebba, alle 20.45, serata a cura dell'Ert

Con lo stupore peculiare di chiunque si ritrovi d’improvviso su un trono, Anna Valle finì fra le dee dell’albo d’oro di Miss Italia, segno tangibile di (quasi) eternità: la notte del 2 settembre 1995 le piovve in testa la corona della più bella del Paese, e alla fascinosa romana la vita suggerì una brusca accelerazione.

«La verità? Ero piuttosto stordita. Un atteggiamento comprensibile per una ventenne lanciata in una galassia sconosciuta. Pensi, l’anno scorso nemmeno ho festeggiato i trent’anni di quell’incanto, sicuramente determinante per me. D’altronde anche i miei cinquanta sono scivolati via senza che me ne accorgessi. Non amo le celebrazioni e spesso dimentico pure i compleanni degli amici». Sarà per una serata soltanto: Valle salirà sul palcoscenico e lo farà con meticolosità e passione. «Succede così da più di cinquanta repliche», precisa lei.

«Ogni sera è diversa, un’attraversata che non sai mai dove approderà. Il teatro è un posto fantastico per ritrovarsi, pensare, condividere». Il titolo della pièce è “Scandalo”, testo contemporaneo di Ivan Cotroneo, programmato per domenica 18 gennaio al Teatro di Pontebba, alle 20.45, serata a cura dell’Ert. Con Gianmarco Saurino.

E con Orsetta De’ Rossi, Angelo Tanzi e Matilde Pacella. La regia è dello stesso Cotroneo.

È stata la fascia tricolore ad accendere la passione, oppure il fuoco dello spettacolo le ardeva già prima di sfilare?

«Diciamo che un videoclip coordinato dal concorso innescò una serie di riflessioni sullo stare davanti a una cinepresa: mi trovai stranamente a mio agio, tant’è che quel gesto divenne poi familiare».

Lei sta dalla parte del destino che tutto sceglie o il libero arbitrio conta qualcosa?

«La tenacia serve ad asfaltare la strada che decidi di seguire. C’è sempre del tuo se arrivi dove vuoi. Vincere Miss Italia è stata una fortuna, forse stava scritto da qualche parte. Il destino, però, si costruisce con determinazione, le opportunità si presentano sì come parte della sorte, ma spetta a ognuno di noi saperle sfruttare con intelligenza e slancio. Quando entrai nel cast di Commesse fu un’occasione imperdibile e mai me la sarei fatta sfuggire.»

Saliamo sul palco, Anna. Sta bene lassù?

«È un luogo dove il tempo per analizzare un personaggio è più lungo rispetto ai ritmi industriali delle fiction moderne. Lavorare direttamente con l’autore è un valore aggiunto perché permette di comprendere a fondo le intenzioni di ogni pedina utile alla storia. Ecco, per dire, la Laura di “Scandalo” mi ha travolta durante la prima lettura».

Bene: la vogliamo conoscere questa donna?

«Laura si sposò a ventiquattro anni con Goffredo, un affascinante ricco cinquantenne, subendo per un quarto di secolo, ovvero fino alla sua morte, il pregiudizio che l’amore per lui fosse macchiato dall’interesse economico. Ora è Laura ad avere cinquant’anni e il nuovo uomo, guarda caso, ne ha ventiquattro. E la situazione si rovescia…».

Una commedia decisa e con svariate prospettive che coinvolgono i sensi, l’istinto e i preconcetti, soprattutto. Possiamo definirlo uno spettacolo “matrioska”?

«Contiene problematiche multiple, certo. Il desiderio sessuale femminile è una di queste, perché ancora oggi imbarazza e spaventa, a differenza di quello maschile dato per scontato. Anche nelle relazioni più pure, altro tema, ci si usa a vicenda, molto spesso inconsapevolmente. Infine emerge la forza di Laura, una donna che non teme di esprimere verità scomode e per nulla buoniste, come il concetto che l’amore non richiesto non debba imporre gratitudine».

Che sensazioni salgono dalla platea?

«È un testo provocatorio, ben poco rassicurante e invita il pubblico a portarselo a casa perché molte domande richiedono risposte. Il successo di un film o di un’opera avviene quando ci addormentiamo pensandoci. Se dimentichi in sala la storia, significa che ha fallito». 

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