Fra immagine e memoria, la ricerca di Marco Tracanelli

L’esposizione “Vuoto alla soglia” si potrà visitare fino al 29 marzo al Salone abbaziale di Piazza Castello a Sesto al Reghena

Cristina Savi
Bambina con bambola, una delle opere di Tracanelli
Bambina con bambola, una delle opere di Tracanelli

Nel lavoro di Marco Tracanelli la pittura non procede per accumulo ma per sottrazione.

L’artista lo scrive anche nelle prime pagine del catalogo abbinato alla mostra che fino al 29 marzo occuperà il Salone abbaziale di Piazza Castello, a Sesto al Reghena e che, patrocinata dal Comune, dalla Pro Loco e dall’associazione culturale Sexto, si inaugura oggi alle 17.30 con la performance “Contano i centimetri” interpretata da Lucia Bagnarol.

Negli anni il suo percorso non ha cercato di ripetere immagini riconoscibili, ma di “scavare, spogliare, togliere”. È da questo processo di progressivo svuotamento che nasce “Vuoto alla soglia”, esposizione che, fra dipinti e installazioni, introduce il visitatore dentro il cuore della ricerca di Tracanelli, artista visivo e autore teatrale friulano che da tempo sviluppa un lavoro in bilico fra pittura, installazione e scrittura, con una particolare attenzione ai temi dell’attesa, dell’attraversamento e del rapporto fra immagine e memoria.

Il titolo della mostra indica una condizione più che un tema. La soglia è il luogo simbolico in cui si colloca la pittura di Tracanelli: uno spazio di passaggio e di sospensione in cui le immagini non si chiudono in un racconto ma restano aperte. Nei dipinti esposti – oli su tela spesso privi di telaio – l’immagine sembra trattenersi sulla superficie con estrema economia di mezzi. I fondi sono spogli, gli orizzonti ridotti a linee minime, le figure isolate in spazi privi di coordinate riconoscibili. Non c’è una scena compiuta né una narrazione esplicita: ciò che emerge è piuttosto una presenza fragile, esposta, che resiste alla spiegazione immediata.

Molte opere ruotano attorno a figure infantili o a corpi colti in una condizione di vulnerabilità. In dipinti come “Il vestito rosso” o “Pietà” il riferimento iconografico – maternità, sacro, tradizione figurativa – non diventa mai citazione devota. Al contrario, l’immagine si concentra su un legame umano elementare: la prossimità fra madre e figlio, la vita e la morte trattenute nello stesso gesto. Anche quando Tracanelli richiama temi della pittura religiosa, il sacro non appare come trascendenza ma come relazione, come tensione fra corpi.

Accanto alle figure umane compaiono elementi minimi: papaveri, sassi, foglie mosse dal vento. Non sono simboli allegorici ma presenze essenziali. Il papavero, fragile e destinato a sfiorire rapidamente, diventa la traccia di una resistenza precaria; il sasso, modellato da un tempo lunghissimo, introduce invece una dimensione opposta, quella della durata. Tra queste polarità – fragilità e permanenza – si muove l’intero paesaggio emotivo della mostra.

Un ruolo importante lo giocano anche le domande, spesso presenti nei titoli delle opere: “Dove va il vento?”, “Davvero?”, “Posso dirlo?”. Non sono interrogativi destinati a trovare risposta, ma punti di arresto. Come accade nella pittura stessa, che non cerca di spiegare ma di aprire uno spazio di esperienza. In questo senso il “vuoto” evocato dal titolo non coincide con un’assenza, ma con una zona di tensione: il momento in cui qualcosa è accaduto o sta per accadere senza mostrarsi completamente.

In dialogo con la sobrietà architettonica del Salone abbaziale, questa pittura essenziale trasforma la visita in un attraversamento lento, più che offrire immagini da consumare rapidamente. “Vuoto alla soglia” si può visitare il sabato e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18. L’ingresso è libero. Info: www.prosesto.org

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