«Abbiamo tenuto vivo il ricordo del sacrificio»

La commozione di Cesare Marzona, presidente dell’Apo: «Ci sono stati anni in cui non se ne poteva parlare»

UDINE. «Parlare dell’eccidio delle malghe di Porzûs significa parlare della Osoppo e di ciò che ha voluto dire per la nostra gioventú, per il Friuli, per l’Italia. E significa anche parlare di due presidenti della Repubblica, Francesco Cossiga e Giorgio Napolitano, che sono venuti a rendere omaggio a questi ragazzi, che provenivano da ogni parte d’Italia e rendere onore al loro sacrificio».

È quanto dice Cesare Marzona, presidente dell’Associazione partigiani Osoppo.

«Credo sia giusto ricordare il sacrificio e l’impegno dei tanti osovani che, a partire dall’immediato dopoguerra, vollero tener vivo il ricordo di quanto accadde quel maledetto giorno di febbraio alle malghe di Topli Uorch. Ci sono le foto molto belle della cerimonia che si svolse alle malghe il 7 febbraio 1946: don Redento Bello che celebra la messa in mezzo alla neve circondato da centinaia di persone».

Il presidente dell'Apo ricorda anche «i tanti che hanno tenuto viva l'Apo in questi 68 anni. I vari presidenti che si sono succeduti: Manlio Cencig, Giorgio Zardi, Paola Del Din, Pietro Pascoli e da ultimo Federico Tacoli, morto nel settembre del 2004, al quale sono succeduto. Ma sono moltissimi coloro che hanno tenuto duro in anni in cui non si poteva parlare di queste cose. Credo giusto, però, ricordare l’attuale consiglio direttivo che in questi anni ha lavorato parecchio. I due vicepresidenti Riccardo Tomè di Pordenone e Roberto Volpetti di Udine, e i consiglieri Paola Del Din, medaglia d’oro, Mario Bertoni, consigliere da una vita e generoso impresario che in piú occasioni è intervenuto con le proprie maestranze a sistemare le malghe, Mariapia Badino, storica segretaria dell’Associazione, Giuseppe Basso, scrupoloso tesoriere che assieme a Graziano Citossi, Italo De Cecco, Tazio De Gregori, Paolo Marseu e Ivano Del Fabbro forma il gruppo che sovrintende alla gestione economica. Poi Ferruccio Anzit, Roberto Tirelli che ha scritto numerosi libri pubblicati dall’Apo, Ezio Bruno Londero il partigiano gemonese “Nino”. E ancora il senatore Mario Toros, che assieme ad Armando Celledoni, Alberto Picotti e Giuseppe Del Gobbo compone il collegio dei probiviri. Da ultimo Guglielmo Biasutti, il generoso responsabile della biblioteca-archivio “Renato Del Din”. Una bella esperienza è stata la visita del Presidente Napolitano nel maggio 2012.

«Tutto ebbe inizio grazie a due fatti che portarono all’attenzione la vicenda di Porzûs. Luglio 2009: la commissione cultura della Camera votò all’unanimità una risoluzione che invitava il Governo a emanare un decreto con il quale le malghe furono dichiarate monumento nazionale. Il secondo passo fu un convegno, nel febbraio del 2010. In Provincia a Udine, organizzato da Tommaso Piffer su "Violenza e conflitti all’interno della Resistenza italiana. Il caso del confine orientale” i cui atti furono pubblicati da Il Mulino. Il libro fu inviato anche al Presidente Napolitano con l’invito a partecipare alla commemorazione del febbraio 2012. Non ci fece sapere nulla per la ricorrenza, ma subito dopo, annunciò che a breve sarebbe venuto in Friuli per andare a rendere omaggio ai caduti di Porzus. E cosí fu. Il presidente e il suo staff decisero di svolgere la cerimonia a Faedis, perché andare alle malghe avrebbe comportato notevoli problemi logistici e di sicurezza. Pazienza. Sarebbe stato bello se fosse andato a Topli Uorch, ma noi siamo stati contenti di poterlo incontrare e soprattutto di sentirlo dire quello che ha detto e che rimane scritto agli atti e sulla lapide apposta sul municipio di Faedis».

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