Il maestro Safet Zec torna in Friuli: all'Abbazia di Rosazzo l'antologica e la nuova «Cena in Emmaus»
Dal 19 settembre l'esposizione della sua opera omnia, dagli esordi agli ultimi lavori. Una grandiosa pala d'altare resterà nella chiesa della badia

Il maestro Safet Zec torna con una doppia grande presenza a confermare e rafforzare con la potenza della sua opera il legame esistente con il Friuli. Il 19 settembre alle 10.30 sarà infatti inaugurata la Biennale “Arte per credere” a lui dedicata promossa dalla Fondazione Abbazia di Rosazzo negli spazi del complesso. Un’antologica di grande valore artistico e culturale in quando per la prima volta in regione verrà presentata la sua opera omnia, dagli esordi all’accademia di Belle arti di Belgrado, fino ai lavori più recenti.
Precedentemente sarà presentata ai vertici della Fondazione, sempre nella badia, la grande tela a olio “Cena in Emmaus”, in fase di ultimazione, che sarà esposta permanentemente nella chiesa alla sinistra dell’altare maggiore dopo la vernice dell’esposizione. Un’ opera di grandi dimensioni, commissionata dall’ente con il sostegno della Regione e di finanziatori pubblici e privati. La tela rappresenta e comprende molti dei soggetti che hanno segnato il ciclo creativo dell’artista bosniaco che giunse per la prima volta a Udine nel 1992 in fuga dalla guerra nella ex Jugoslavia, che aveva distrutto il suo atelier e disperso il suo patrimonio di quadri e incisioni a Počitelj. Il tema della “Cena in Emmaus”, rappresentato nella storia dell’arte dai grandi, da Pontorno a Rembrandt, è stato scelto dall’artista in sintonia con la Fondazione. L’opera, realizzata con quella sapienza espressionista al contempo delicata nella scelta dei colori, nitidi e evocativi, fa del gesto del Cristo di presentare il pane sulla mensa il focus del dipinto. Le mani, soggetto che il pittore ha reso potente strumento dell’atto verso l’altro, di protezione e accoglienza, sono protagoniste; altro suo topos pittorico. Attorno figure ignare della presenza del Salvatore. Laicamente l’artista interpreta il passo del Vangelo infondendo nella sua rappresentazione unica e originale la carne e il sangue dell’umano nel quotidiano, a volte inconsapevole di quanto sta vivendo. Questa nuova tela ha radici in un lavoro di ricerca di spiritualità tesa nel segno della perfezione iniziata oltre 20 anni fa. Ne fanno parte il ciclo Exodus, già ospitato in Abbazia di Rosazzo, sempre nell’ambito della Biennale, e la pala inaugurata da Papa Francesco nella chiesa del Gesù a Roma.
Nella mostra antologica, allestita nell’ex tribunale, il visitatore potrà ammirare il lungo percorso creativo, fra incisioni e dipinti di vari formati, dell’artista nato nel 1943 in Bosnia-Erzegovina. Da una delle prime opere, un autoritratto, agli ultimi lavori di preghiera e corpi. Un percorso tematico che fortemente riflette i suoi passaggi esistenziali, sempre siglati e caratterizzati dall’impegno di ricerca, devozione e allenamento all’accuratezza d’esecuzione, in quelle che sono state le tappe biografiche, fra sconfitte e vittorie, entrate nelle opere. Vi saranno dunque i paesaggi delle colline di Savajevo, prima e dopo il conflitto, gli sguardi intimi nelle case, attraverso le finestre, i ricordi familiari, e quindi la sofferenza dell’esilio. Il senso di perdita lenito dalla memoria, di angoli del quotidiano e delle maestose chiome di alberi, gli abbracci e le mani che accolgono e proteggono. Sarà esposto un maestoso dipinto raffigurante le facciate di case veneziane dagli intonaci sbrecciati e finestre chiuse, accanto a barche in attesa. Non mancheranno i pani offerti su tavole dai luminosi drappi, i volti dove le rughe sono mappe di vissuto e i corpi tesi nello spasimo. Un’universale rappresentazione della condizione esistenziale umana nella sofferenza interiore che anela alla misericordia e pace. Nel segno dei grandi maestri del passato, Safet Zec ha un’umana devozione alla bellezza e alla fatica al servizio dell’essenza creativa che si concretizza in un’opera tesa alla possibile eccellenza, attraverso la potenza di una mano armata di matita o colori.
Saranno due le pubblicazioni in uscita. La prima un volume monografico dagli esordi negli anni ’60 agli ultimi inediti, comprese le opere in mostra, edito dalla francese Qupé Éditions, con la rara presenza, fra i saggi critici, di un testo di Zec dal titolo “Grazie, Van Rijn” in cui ricorda l’incontro fondante con l’incisione di Rembrandt La stampa da cento fiorini. Il secondo volume proporrà le tappe della realizzazione della “Cena in Emmaus” comprendente i bozzetti, quasi icone di intensa bellezza e forza del gesto, commentati dall’artista nelle diverse fasi. Novità di questa edizione, proposta dal coordinatore e consigliere della Fondazione Abbazia di Rosazzo Giuliano Pavan, portare la Biennale sul territorio. Infatti una selezione di opere saranno esposte nel Comune e nelle sedi di CividBank e Banca360 di Manzano. Venerdì 18 alle 18 sarà aperta nella stamperia Albicocco di Udine, dove Safet Zec fu fraternamente accolto da Corrado Albicocco e riprese a lavorare dopo l’esilio, un’esposizione di incisioni e lacerti di opere a colori su carta. Tracce di un cammino a latere della grande via di un maestro.
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