Visentin spara a zero sulla Lega di Salvini: tradite le origini

Il fondatore del partito: brutta copia di An senza classe dirigente. «Fontanini sindaco di Udine? E’ perfetto per chiudere la Provincia»
Udine 27 Settembre 2012. Roberto Visentini Ex Lega Nord. Telefoto Copyright Petrussi Foto Press / Diego Petrussi
Udine 27 Settembre 2012. Roberto Visentini Ex Lega Nord. Telefoto Copyright Petrussi Foto Press / Diego Petrussi

UDINE. «E’ nata federalista. Ha fallito con il primo governo Berlusconi, e si è convertita al secessionismo. Dopo aver ridicolizzato i principi del decentramento, si è scoperta nazionalista, tanto da scimmiottare la leader della destra estrema francese Marine Le Pen. Ecco la surreale parabola della Lega Nord, destinata ad essere assorbita dai Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni».

A parlare è Roberto Visentin, autonomista storico e fondatore del Carroccio in Friuli Venezia Giulia. Della Lega è stato segretario regionale fino alla fine degli anni Novanta. Poi la rottura del rapporto con Umberto Bossi lo ha portato a fare un passo indietro.

Visentin, cosa resta della Lega delle origini?

«Qualche politico di lungo corso aggrappato alla poltrona».

E degli ideali che hanno ispirato il partito e che hanno consentito che divenisse il primo alle elezioni in molte aree del Nord e del Fvg?

«Niente. Ha tradito i principi, diventando una brutta copia di Alleanza Nazionale».

Uno dei tronconi di An oggi è Fratelli d’Italia?

«In pratica, parliamo di due partiti identici. Con una differenza: Fratelli d’Italia è coerente con la sua storia, la Lega ha rinnegato tutto, diventando la nemesi di sé stessa».

Insomma lei boccia il tandem Lega–FdI?

«Uno dei due è di troppo. Il più forte divorerà l’altro, inevitabile. Ma l’originale sarà sempre meglio della copia».

Quindi?

«La Lega doveva fagocitare Fratelli d’Italia finché poteva. Invece, ha permesso al partito della Meloni di prendere quota, di eleggere sindaci, come è accaduto con Alessandro Ciriani a Pordenone. C’è spazio per un solo partito di destra, e FdI ha due cose che la Lega non ha: la tradizione, e una classe dirigente che crea amministratori».

Alle ultime amministrative, la Lega non ha sfondato. Perché?

«Liste deboli, ovunque. Volutamente deboli. I vertici, ammesso che sia corretto chiamarli così, impediscono un vero ricambio generazionale. Chi mette in ombra i capetti, viene fatto fuori».

A Trieste ha preso quasi il 10 per cento, risultato a modo suo storico.

«Nel 1993, con Federica Seganti aveva sfondato la barriera del 25 per cento. In ogni caso, quest’anno, la Lega ha preso il 7 per cento a Pordenone, non è andata in doppia cifra da nessuna parte. Facciamo un bilancio Comune per Comune? Per riempire le liste, hanno preso persone di altri paesi o altri partiti».

La Lega pensa a Pietro Fontanini prossimo candidato a sindaco di Udine. Commenti?

«È perfetto per fare il presidente di Provincia. Nessuno meglio di lui può guidare un ente inutile, prossimo alla chiusura».

In conclusione, come vede l’attuale quadro politico?

«La crisi degli Stati nazionali ha spalancato scenari molto interessanti per i partiti autonomisti e federalisti. La Lega ha gettato la maschera, sposando la causa del centralismo e dimostrandosi ostile a questi principi. Chi si allea con la Le Pen, eviti di sproloquiare di autonomia e specialità».

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