Vergarolla 1946, la strage dimenticata. Serracchiani: eccidio etnico e ideologico

UDINE. Un pomeriggio di festa, le tradizionali gare di nuoto della Pietas Julia, spiaggia affollata di famiglie con tanti bambini. E’ il 18 agosto 1946, 70 anni fa, all’improvviso alcune bombe esplodono tra i bagnanti: muoiono 66 italiani, tanti i giovanissimi.
E’ la strage di Vergarolla, a Pola, rimasta per decenni tabù. Ma per diversi storici fu proprio quella la goccia che fece traboccare il vaso e convincere migliaia di istriani a lasciare la terra natia per l’esodo. Da qualche anno è stato squarciato il velo su quel terribile attentato, anche se mandanti ed esecutori non sono stati individuati.
E in occasione del triste anniversario, la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani è intervenuta con parole nette e dure, parlando di «strage etnica e ideologica».
«E’ prezioso il lavoro di quanti continuano a cercare la verità - ha detto Serracchiani - a svelare anche minuti episodi di quel tragico giorno sulla spiaggia di Pola, a ricostruire un mosaico ormai sempre più leggibile nella sua nefandezza. Fu strage etnica e ideologica, fu un massacro di innocenti, fu la follia premeditata di uomini non sazi di sangue. La Regione anche quest’anno sarà presente».
«La visione dei corpi di donne e bambini che giacciono a terra, in questa nostra Europa oggi come allora, ci torturi a fondo e a lungo - ha rilevato Serracchiani - e sia l’immagine di un orrore che non siamo più disposti a rivivere».
Il cantautore Simone Cristicchi, che ha portato in scena il musical Magazzino 18 scritto in collaborazione con il giornalista Jas Bernas e diretto da Antonio Calenda, sul dramma delle foibe e sull’esodo giuliano-dalmata, ritiene che Vergarolla sia stata l’episodio decisivo che convinse la maggior parte degli istriani ad abbandonare le proprie città e la propria terra.
«Ho fatto una lunga ricerca storica per il mio spettacolo - ha spiegato Cristicchi -, mi sono documentato e ho intervistato anche alcuni dei sopravvissuti. La cosa che mi ha colpito maggiormente è che per lunghi decenni Vergarolla è stata una strage completamente censurata. Eppure per il numero delle vittime e per il clamore è pari o superiore a eccidi come piazza Fontana, Ustica o la stazione di Bologna».
«Tra le tante cose mi ha colpito - prosegue - la figura del dottor Micheletti, triestino, all’epoca medico dell’ospedale di Pola. Quando scoppiarono gli ordigni nella spiaggia, gli riferirono che erano tra i dispersi, e poi tra i morti, anche i suoi due figli. L’uomo all’inizio ebbe un mancamento, poi riprese le forze e operò i feriti per 24 ore di seguito, contribuendo in modo determinante a salvare molte vite. Quella del dottor Micheletti è una figura eroica, molto bella, che mi è rimasta particolarmente a cuore».
Cristicchi ritiene che Vergarolla abbia rappresentato uno spartiacque. «Erano mesi molto difficili quelli dell’estate del ’46, l’Istria era attraversata da tensioni fortissime, era in ballo il destino di quei territori - racconta il cantautore -. Le gare di nuoto che il 18 agosto si svolgevano a Vergarolla erano una tradizione italiana e la gente che affollava la spiaggia rappresentava un chiaro segnale che la città era italiana e voleva rimanerlo. Invece proprio dopo quelle bombe molti istriani decisero di partire, per non fare più ritorno. Su Vergarolla si tentò di accreditare la tesi dell’incidente, ma ovviamente non era così. Purtroppo però mandanti ed esecutori non sono stati trovati».
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