Utilizzava soldi falsi per risanare i conti

Imprenditore di Azzano ai domiciliari. Aveva coinvolto nel traffico due ex collaboratori
Aveva individuato nel denaro falso sia il modo di sanare una situazione finanziaria non florida, sia l’ebbrezza del potersi concedere qualche lusso altrimenti inarrivabile. Illusioni, false pure quelle, che l’hanno portato agli arresti domiciliari per il reato di spendita continuata di banconote contraffatte.


Al centro dell’indagine, avviata dai carabinieri della stazione di Azzano Decimo e successivamente presa in carico dai militari del Reparto operativo - Nucleo investigativo provinciale di Pordenone, l’imprenditore azzanese Stefano Cigana, 34 anni, titolare della ditta “Ct Uno”, azienda comunque solida, specializzata nella lavorazione del legno che ha alle sue dipendenze una trentina di lavoratori e ubicata ad Azzano Decimo in via Crosera.


Secondo gli inquirenti, Cigana sarebbe responsabile di aver diretto, attraverso due complici verosimilmente indotti da bisogno di denaro, la spendita di banconote da 50 e 100 euro abilmente contraffatte. Complici che altro non erano se non due suoi ex collaboratori nella gestione del ristorante pizzeria “La lobia”, a Prata in via Puia, chiuso dall’anno scorso e in attesa di trovare nuovi conduttori.


Denunciati a piede libero, si tratta di M.N.L.H., 33 anni, di origini vietnamite, residente ad Azzano Decimo, e di D.M., 47 anni, di Latisana (Udine). In pratica, il sistema escogitato dall’imprenditore consisteva nell’indurre i suoi ex collaboratori ad accollarsi le banconote false e a depositarle alla Coop o alle Poste di Azzano Decimo, dove la donna vietnamita aveva aperto a proprio nome un libretto di prestito sociale e di un libretto di deposito.


Oltre a questi due canali, il terzo era quello più immediato di spendere il denaro fasullo in strutture o enti sprovvisti di strumenti per il riconoscimento di banconote contraffatte. Il tutto, senza mai esporsi direttamente. Anzi, cercando, via via che lo stratagemma ingranava, di coinvolgere attraverso i due complici altre persone che avrebbero potuto cambiare con facilità gli euro falsi con euro autentici.


L’imbroglio non è durato a lungo. A mettere in moto gli inquirenti, lo scorso autunno, erano state svariate denunce di negozianti ed esercenti dell’Azzanese che si erano ritrovati tra le mani banconote false da 50 e 100 euro. Gli accertamenti avevano portato in prima battuta alla donna vietnamita (in casa le erano state trovate 20 banconote da 50 euro), quindi al 34enne di Latisana (una banconota da 100 euro), infine a Cigana.


L’indagine, comunque, non è finita. I carabinieri del Reparto operativo provinciale di Pordenone, guidati dal colonnello Walter Rossaro, puntano ora a scoprire i canali attraverso i quali Cigana acquistava il denaro falso e a identificare i fornitori. Da dire infine che, sulla base di elementi concreti, il denaro falso messo in circolo si aggira sui 2 mila euro, ma la somma potrebbe essere ben più alta.

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