Ultimo atto, la Provincia è stata soppressa

Da oggi l’ente è completamente svuotato. Gherghetta: «Giorno triste. Il territorio è diviso. Rischiamo di essere carne da macello»
Bumbaca Gorizia Nuova giunta Provincia © Foto di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia Nuova giunta Provincia © Foto di Pierluigi Bumbaca
Fine delle trasmissioni. La Provincia di Gorizia, da oggi, non esiste più. È un ente “svuotato”. Ieri, gli ultimi adempimenti burocratici prima dell’ufficializzazione dell’addìo. Sino al 31 ottobre sopravviverà un “ufficio stralcio” per eventuali necessità. Poi, il nulla.


«È un giorno triste. È un giorno di lutto», sospira Enrico Gherghetta, l’ultimo presidente dell’ente intermedio. Lui non ha mai fatto mistero delle sue (profonde) perplessità riguardo la riforma degli enti locali, voluta dalla presidente Serracchiani e dall’assessore Panontin. Nonostante il medesimo colore politico, non ha mai risparmiato frecciatine alla Regione. «Credo che la Provincia - commenta Gherghetta - stia mancando un po’ a tutti. Era un ente di area vasta che riusciva a tenere unito il territorio e a fare sintesi. Ora, si volta pagina ma non vedo un mondo migliore».


Un territorio


diviso


Gherghetta non riesce ancora a darsi una spiegazione del perché, i sindaci isontini, abbiano deciso di dare vita a due Unioni territoriali intercomunali (Uti). «Già la provincia, territorialmente, è minuscola. E si è deciso di dare vita a due enti ancora più... piccoli. L’unico auspicio che mi sento di formulare è questo: anche se ci sono due enti distinti, i 25 sindaci dell’Isontino stiano uniti. Altrimenti, siamo carne da macello».


L’ex presidente è un fiume in piena. «La Provincia teneva assieme un territorio. L’unità oggi latita, abbiamo due Uti distinte, almeno avessimo avuto l’accortezza di dare vita a un’Unione territoriale unica, come ha fatto Trieste. Ma hanno prevalso logiche campanilistiche che hanno portato a questa divisione. Da oggi, parte un nuovo anno zero. Sindaci, categorie economiche, sindacati, società civile prendano coscienza che siamo un’entità territoriale piccola e divisa. Ogni amministratore pubblico abbia, d’ora in avanti, una visione un po’ più ampia. Gorizia diventi retroporto di Monfalcone, si comprenda che lo sviluppo turistico deve avvenire da Grado a Dolegna del Collio, si esca dalla logica che un impianto di rifiuti va bene soltanto se è posto sul confine con un altro Comune».


Il piano


di subentro


Se c’era ancora qualche minimo dubbio sul destino dei “gioielli” della Provincia, questo è stato fugato. Confermato che la storica sede della Provincia (il “Palazzo dei tre portoni”) finisce alla Regione. Così come l’adiacente villa Olivo che pareva destinata all’Uti. La casa per vacanze di Bagni di Lusnizza è stata concessa in comodato gratuito al Comune di Malborghetto-Valbruna. E poi, le partecipazioni in consorzi tra enti locali e altri enti pubblici consegnate «chiavi in mano» alle Uti, le Unioni territoriali intercomunali.


La Provincia, «come soggettività», chiude oggi. Con il 30 settembre sono state chiuse anche le varie utenze, a riprova ulteriore che stiamo parlando di un ente che non c’è più.


Gli uffici che non sono sedi istituzionali andranno invece all’ente che è destinatario della totalità o della prevalenza del personale che vi opera. Passano, invece, ai Comuni di competenza territoriale gli immobili locati o messi a disposizione dello Stato, quelli sede di associazioni, le strutture sportive e ricreative, nonché i terreni ad uso agricolo. Sono infine assegnati all’Erpac gli immobili con finalità culturali e, in questo settore, rientrano i Musei provinciali di borgo Castello e palazzo Attems. Si volta pagina.


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