Spaccio all'ex Safau di Udine, la Dda chiude l'inchiesta: 21 indagati e richieste di pena per oltre 30 anni

Chiesti 17 e 16 anni per i due presunti capi del clan dell'hashish e della cocaina. Smantellata la rete con pusher stipendiati e incassi fino a 20 mila euro al giorno

Alessandro Cesare

Si allarga il numero delle persone coinvolte nell’inchiesta sullo spaccio di droga nell’area dell’ex Safau. La Direzione distrettuale antimafia di Trieste, insieme alla Procura di Udine, ha chiuso le indagini individuando nomi e ruolo di quella che è considerata un’organizzazione criminale dedita allo spaccio di hashish e cocaina. Tra le 21 persone finite nel mirino della Dda ci sono pakistani, afghani, ucraini, italiani, marocchini, algerini e georgiani che, a diverso titolo, avrebbero preso parte all’attività di distribuzione della sostanza stupefacente.

Il vertice

A capo del clan, è questa l’ipotesi dei pm Federico Frezza e Marco Panzeri, c’erano Arshad Khan, pakistano di 33 anni, e Abdul Haleem, afghani di 27 anni. Per questi ultimi, che stanno seguendo un iter giudiziario diverso, l’8 settembre è prevista la discussione del rito abbreviato. Nei loro confronti sono state richieste condanne superiori ai 30 anni: I pm titolari, Frezza e Panzeri, durante l’udienza davanti al giudice del tribunale di Trieste, hanno chiesto una condanna a 17 anni per Khan, di 16 anni per Haleem. Entrambi sono difesi dall’avvocato Guido Galletti.

Le accuse

Per tutte le persone coinvolte l’accusa è di associazione finalizzata al traffico, alla detenzione e alla cessione illecita di sostanze stupefacenti. Da quanto è stato ricostruito grazie alle indagini dei carabinieri, l’organizzazione aveva una struttura piramidale. Sotto i due capi, in carcere da marzo, che si occupavano dell’approvvigionamento di cocaina e hashish, della distribuzione dei compiti ai vari pusher, fissando i prezzi e retribuendo la rete dei collaboratori, c’erano i due fiduciari, Usman Muhammad, alias Shani, pakistano di 30 anni, difeso dall’avvocato Pierumberto Starace, e Umair Ali, detto Palawan, anche lui pakistano, ventitreenne, assistito da Alberto Tedeschi. Toccava a loro predisporre le dosi, curare la cessione al dettaglio e pattugliare gli accessi all’ex Safau, ricevendo, per queste attività, compensi mensili compresi tra i 1. 500 e i 2 mila euro. Ancora più in basso tutta una serie di galoppini sui quali spiccava la figura di Muhammad Fawad, pakistano di 27 anni, tesoriere e autista di fiducia dei due capi. A difenderlo è il legale Maria Elena Giunchi.

Gli indagati

A essere coinvolti nell’inchiesta ci sono anche Malangjian Khalji, afghano di 27 anni (avvocato Franco Giunchi), Ali Hassan, pakistano di 21 anni (avvocato Igor Cigliani), Ajabgul Safi, afghano di 31 anni (legale Antonella Stella), Qadeemkhan Ahmadzai, afghano di 34 anni (assistito da Federica Stradella), Rahman Shamsu Sulemankhel, afghano di 30 anni (difeso da Maria Elena Giunchi), Rahmatullah Sahil, afghano di 21 anni (avvocato Alberto Tedeschi), Umar Muhammad, anche lui afghano di 25 anni (legale Alessandro De Paoli), Wakas Masih, pakistano di 33 anni (avvocato Federico Stricca), Lorenzo Delija, udinese di 23 anni (difeso da Lorenzo Ret), Mohamed Khial Ahmedzai, afghano di 33 anni (avvocato Franco Giunchi), Elisabetta Balestra, cividalese di 33 anni (assistita da Piergiorgio Bertoli), Elona Horkova, ucraina di 33 anni (avvocato Alberto Tedeschi), Yassine Ettis, marocchino di 32 anni (assistitto da Francesca Todone), Tofik Belkre, algerino di 28 anni (avvocato Andrea Di Roma). Le new entry rispetto alla prima fase di indagine sono Karim Hammani, brianzolo di 27 anni (avvocato Stefano De Rosa), Mourad Lahmani, marocchino di 35 anni (avvocato Stefano De Rosa), Marco Rossi, cividalese di 36 anni (legale Massimo Forni) , Zviad Mazmishvili, georgiano di 44 anni (assistito da Piero Pericolo).

L’attività di spaccio

Come assuntori, sono state 180 le persone segnalate in prefettura. Dalle verifiche eseguite dai carabinieri sono stati stimati incassi giornalieri, per il clan, tra i 10 e i 20 mila euro grazie all’attività di spaccio. I carabinieri sono anche stati in grado di determinare i canali di rifornimento del sodalizio: per la cocaina la Slovenia o la provincia di Bergamo, mentre per l’hashish l’area del milanese. Si calcola che in quindici mesi, dalla fine del 2024, l’organizzazione abbia movimentato almeno 60 chilogrammi di cocaina (6 dei quali sequestrati) e 600 chili di hashish, con decine di episodi di spaccio documentati dall’Arma.

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