Buco da 1,2 milioni al Seminario di Udine: rinviati a giudizio l'ex economo e un imprenditore

La decisione del gup Carlotta Silva che respinge le richieste della difesa e dispone il processo per l'ex economo Mindreau e l'imprenditore Zuzzi. Le accuse di appropriazione indebita e autoriciclaggio per i presunti lavori fittizi: prima udienza fissata al 18 dicembre davanti al giudice monocratico

Alessandro Cesare

 

Deciso il rinvio a giudizio per le due persone ritenute responsabili del buco da 1,2 milioni di euro nelle casse del seminario arcivescovile “San Luigi Scrosoppi” di Udine. Il gup del tribunale di Udine, Carlotta Silva, ha rigettato le richieste di non luogo a procedere avanzate dai legali degli imputati, Roberto Mete e Andrea Franchin, rinviando a giudizio l’ex economo del seminario, Dante Antonio Rocca Mindreau, 52 anni, e l’imprenditore edile Simone Zuzzi, 47 anni. Le accuse nei loro confronti sono di appropriazione indebita e autoriciclaggio. Il processo comincerà il 18 dicembre davanti al giudice monocratico Carla Missera.

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Il filone civile

Su un binario parallelo rispetto all’iter penale corre la fase cautelare del processo civile. In questo caso i legali del seminario, Bruno Barel, Stefania Stefan e Federico Gioia, per il timore che i tempi della giustizia potessero pregiudicare il risarcimento dei danni in caso di condanna sul fronte penale, hanno ottenuto il sequestro conservativo di beni per circa 3 milioni di euro nei confronti dei due imputati.

I commenti

Davanti al gup il seminario non si è costituito parte civile. Ieri, quindi, in aula sono comparsi solo i legali di Zuzzi e Mindreau, rispettivamente Franchin e Mete, che hanno motivato la richiesta di non luogo a procedere tentando di smontare la tesi accusatoria portata avanti dal pubblico ministero Andrea Gondolo.

 

«Davanti al gup», ha chiarito Franchin, «abbiamo sollevato due eccezioni, la prima in merito all’improcedibilità del reato perché secondo noi la querela è stata presentata tardivamente, la seconda sul fatto che la stragrande maggioranza dei reati è prescritta, trattandosi di episodi databili tra 2018 e 2020». Il legale ha poi fatto riferimento specifico alle accuse di appropriazione indebita e autoriciclaggio mosse a Zuzzi: «Abbiamo sollevato dubbi sull’imputazione di appropriazione indebita non potendo disporre, il mio assistito, del denaro del seminario, e sull’autoriciclaggio che di fatto non c’è, avendo utilizzato i denari per l’attività aziendale senza occultarli o sottrarli».

Ha aggiunto l’avvocato Mete: «Sulle eccezioni di natura procedurale saranno riproposte al giudice del dibattimento essendo convinti che i reati siano assolutamente prescritti». Il legale è entrato nel merito della vicenda: «Ci stiamo già difendendo nel procedimento civile acceso dal seminario che ha portato al sequestro cautelativo, contro il quale abbiamo presentato opposizione. Siamo convinti che tutta la costruzione accusatoria sia infondata e qualora le eccezioni di natura procedurale non dovessero essere accolte dal giudice del dibattimento, nel merito daremo battaglia», ha chiuso Mete.

Le accuse

Secondo l’ipotesi accusatoria, le somme del seminario sarebbero state utilizzate per lavori che venivano fatturati all’ente per interventi su un immobile di sua proprietà, mentre in realtà le opere sarebbero state eseguite su immobili privati riconducibili a uno degli indagati, anche attraverso il riferimento a contratti ritenuti inesistenti. Altre risorse del seminario sarebbero state utilizzate per finanziare imprese riconducibili ai due indagati. Come accennato il processo per chiarire i contorni della vicenda avrà inizio il 18 dicembre.

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