Udine, sede della Lega nel mirino: nuove scritte e minacce in via Aquileia
È il secondo episodio in tre mesi. Il partito condanna l'atto vandalico e incalza il Comune sulla sicurezza: «Vile attacco ai valori democratici, servono le telecamere»

Imbrattamenti, con insulti e minacce, nella sede della Lega, in via Aquileia. Di nuovo. Era già successo lo scorso 29 novembre. E anche in un’altra occasione qualcuno aveva strappato dei poster che erano stati attaccati all’esterno.
«Purtroppo credo che la nuova sede dovrà sistematicamente subire queste incursioni. Questa non è politica è odio» è stato l’amaro commento del segretario provinciale, Graziano Bosello.
Sul simbolo della Lega qualcuno, utilizzando un pennarello nero, ha cancellato parte del nome del partito e poi, oltre a un’offesa, anche altre parole che la commissaria cittadina della Lega Giulia Agostinelli, non ha esitato a definire «minacce» e ha aggiunto: «Condanniamo con fermezza l’ennesimo atto vandalico contro la sede della Lega di Udine.
Le scritte sono state scoperte venerdì sera, quando è stata aperta la sede. Non è purtroppo la prima volta: un episodio simile era già avvenuto tre mesi fa. Questo gesto rappresenta un attacco ai valori democratici ed è tanto grave quanto vergognoso. Imbrattare una sede di partito e aggiungere frasi minacciose non ha nulla a che fare con un dialogo democratico costruttivo. È un modo vile e patetico di nascondersi, invece di esprimere le proprie idee con un confronto civile e costruttivo. Ribadiamo – ha aggiunto Agostinelli – che simili atti non ci intimoriscono: al contrario, ci danno ancora più forza per andare avanti e ci confermano che siamo sulla strada giusta. Chiediamo inoltre al Comune di intervenire al più presto installando le telecamere di videosorveglianza già promesse, utilizzando anche i fondi regionali destinati alla sicurezza, visto che la zona è particolarmente sensibile».
Nella notte tra venerdì 28 e sabato 29 novembre dello scorso anno, la sede della Lega di via Aquileia era stata imbrattata con scritte offensive tracciate con spray rosso. Il giorno successivo erano comparsi anche adesivi con simboli antifascisti, l’alabarda triestina e il volto di Stalin. L’episodio aveva suscitato forte condanna da parte degli esponenti del partito a livello locale, regionale e nazionale, che avevano parlato di atto vile, antidemocratico e intimidatorio. Ampia solidarietà era arrivata anche dalle altre forze politiche. E già in quell’occasione era stata chiesta l’installazione di telecamere di videosorveglianza e le forze dell’ordine avevano un’indagine.
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