Udine, nasce l’oratorio hip hop in stazione: presidio sicuro per i più giovani

Il nuovo spazio si trova nel sottopassaggio che porta a via della Cernaia. A farsene promotore Italo De Maio: «Così sento di essere utile alla società». Diversi i ragazzi aderenti: «Vengono qui anche solo per aspettare il bus»

Simone Narduzzi
Italo De Meio insieme ad alcuni giovani che hanno aderito all'iniziativa
Italo De Meio insieme ad alcuni giovani che hanno aderito all'iniziativa

Oratorio laico, presidio creativo, semplice punto di ritrovo sicuro: a volerlo etichettare si rischia di perderne il fine, tra parole altisonanti e asettiche strizzatine d’occhio al sociale.

Sfugge dunque definizioni e schemi l’iniziativa nata da un’intuizione del quarantatreenne Italo De Maio, progetto avente il solo obiettivo di porsi al servizio dei giovani che, quotidianamente, vivono le dinamiche, non sempre salutari, di Borgo Stazione.

Da piccolo negozietto imboscato, così, un locale di viale Europa Unita in due anni si è trasformato in Hip Hop Gallery, un luogo nel quale poter sviluppare talenti, per la street art come per la musica, passando anche attraverso i podcast.

Lo spazio è quello situato sotto l’autostazione, al principio del sottopassaggio di collegamento tra viale Europa Unita, via della Cernaia e i diversi binari dei treni. Un corridoio spesso finito al centro della cronaca più indignata, tratta pedonale che, in questo caso, impone un parziale cambio di prospettiva rispetto alla narrazione più comune dei fatti da quelle parti.

«Noi qui ci sentiamo al sicuro»: queste le parole da cui, di fatto, tutto è cominciato. «Mi sono state rivolte da un gruppo di ragazzi che, un sabato, si erano messi fuori dalla porta, in orario di chiusura», ricorda il promotore. «Lì ho capito l’importanza della sede e ho iniziato ad abbellirla con quanto ci veniva donato». Prima un tavolo, «da parte di una mamma dei ragazzi», poi dei fusti esausti abbelliti e usati a mo’ di sedie.

Preludio all’iniziativa un’esposizione a tema street art che, svela De Maio, «ha agito da calamita. I ragazzi hanno iniziato a venire per avere un posto alternativo alla stazione in cui poter passare il tempo». Lo spazio fa riferimento all’associazione culturale Zero Spot: «Chiediamo un contributo minimo per il tesseramento, per essere in regola sul piano assicurativo», chiarisce il promotore.

«Tanti giovani vengono anche solo per aspettare la corriera o il treno: noi gli offriamo la possibilità di attendere senza che si debbano scontrare con certe dinamiche evidenti all’esterno». In questo, lo spazio agisce quale presidio di prossimità. E di partecipazione: «Portiamo avanti diversi format», illustra ancora De Maio, «e ora stiamo allestendo uno studio per fare produzione musicale e di podcast. Abbiamo vinto un bando regionale che ci permette di farlo con maggiori certezze, anche economiche». Per lungo tempo, in effetti, le spese legate a quest’attività ricadevano quasi interamente su De Maio.

Parlando di sicurezza, questi spiega: «C’è un buon rapporto con le forze dell’ordine. Personalmente, non sono mai uscito a chiamare i ragazzi che vedo passare oltre le vetrine: aspetto sempre che siano loro a fare il primo passo, il che già dice qualcosa sulle loro intenzioni. La zona, qui sotto, nel tempo è un po’ migliorata. A livello estetico, era indecorosa, e parliamo pur sempre di una porta di ingresso alla città». Dietro a questo impegno, però, non vi è solo il senso civico: «Lo faccio perché sentivo un’esigenza da parte dei ragazzi. Anche se posso rimetterci soldi», dice De Maio, «finché apro la porta e vedo giovani entrare, sento di essere utile, a loro e, più in generale, alla società». Codroipese di origine partenopea, De Maio ha studiato meccanica al Malignani: «A scuola ho imparato che si hanno pochi dati a disposizione e, con quelli, bisogna arrivare a un risultato. Questo sistema lo applico anche alla vita quotidiana: con quel poco che ho a disposizione, cerco di ottenere qualcosa». Qualcosa di utile, in questo caso. «L’età dei ragazzi va dai 15 ai 17/18 anni. Non mi dispiacerebbe, un giorno, far entrare i più grandi nel consiglio direttivo. Per passare il testimone e dare continuità al progetto».

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