Truffe agli anziani, nove tentativi in provincia di Pordenone: a Travesio consegnati gioielli per 2 mila euro

Finti carabinieri e parenti coinvolti in incidenti: nella giornata di martedì nove segnalazioni all’Arma. In otto casi le vittime hanno capito il raggiro e chiamato il 112

Nove episodi di tentata truffa ai danni di anziani sono stati segnalati ai carabinieri della provincia di Pordenone martedì. Un’ondata di telefonate che ha interessato diversi comuni del territorio e che, nella maggior parte dei casi, si è conclusa con il fallimento del tentativo di raggiro.

Su nove episodi arrivati all’attenzione dell’Arma, infatti, soltanto uno è andato a segno. È accaduto a Travesio, dove una donna del 1952 è stata convinta a consegnare alcuni gioielli in oro per un valore complessivo di circa 2 mila euro.

Negli altri otto casi gli anziani hanno riconosciuto la situazione sospetta, hanno interrotto la conversazione e si sono rivolti immediatamente al numero di emergenza 112.

Gli episodi tra Pordenone e Cordenons

La prima serie di segnalazioni è arrivata nella giornata di lunedì. Tre episodi sono stati registrati a Pordenone, mentre un altro tentativo è stato segnalato a Cordenons.

Il giorno successivo i truffatori hanno nuovamente alzato il tiro, contattando potenziali vittime in diversi comuni della provincia. Due episodi sono stati segnalati a Frisanco, uno a San Vito al Tagliamento, uno a Meduno e infine quello, questa volta riuscito, a Travesio.

Una distribuzione territoriale che conferma come il fenomeno non sia circoscritto a una singola zona, ma possa interessare indistintamente centri grandi e piccoli.

Il finto incidente stradale

Le modalità utilizzate dai truffatori sono tra quelle ormai più conosciute, ma continuano a risultare efficaci soprattutto perché fanno leva sulla paura e sulla necessità di intervenire rapidamente.

Una delle tecniche è quella del finto incidente stradale. La potenziale vittima viene raggiunta telefonicamente e informata che un figlio, un nipote o un altro familiare sarebbe rimasto coinvolto in un incidente.

A quel punto entra in scena un presunto appartenente alle forze dell’ordine o un'altra figura incaricata di gestire la situazione. Il racconto viene costruito per creare agitazione e impedire alla persona di ragionare con lucidità. La vittima viene quindi spinta a consegnare denaro o oggetti di valore con la prospettiva di risolvere l'emergenza.

L'auto con la targa clonata e il falso carabiniere

L'altra tecnica utilizzata in questi giorni in provincia di Pordenone riguarda invece una presunta targa clonata.

Il truffatore si presenta telefonicamente come carabiniere e racconta alla vittima che un'auto con una targa intestata a lei, oppure a un familiare stretto, sarebbe stata utilizzata per commettere un furto, ad esempio ai danni di una gioielleria.

Il passaggio successivo serve a creare un nuovo motivo di allarme: secondo il falso militare, potrebbe essere necessario verificare immediatamente i gioielli presenti nell'abitazione per controllare che non facciano parte della refurtiva.

È a questo punto che la truffa può trasformarsi in una richiesta di consegna dei preziosi.

A Travesio consegnati gioielli per circa 2 mila euro

È proprio attraverso questo schema che è stata raggirata la donna residente a Travesio, classe 1952.

La vittima ha creduto alle indicazioni del sedicente carabiniere e ha consegnato alcuni gioielli in oro. Il valore complessivo dei preziosi è stato quantificato in circa 2 mila euro.

Una volta compreso quanto accaduto, sono scattate le indagini dei carabinieri, che stanno cercando di ricostruire con precisione la dinamica della truffa e di individuare i responsabili.

Negli altri otto casi gli anziani hanno chiamato il 112

Il dato più significativo emerso dalle segnalazioni raccolte in questi due giorni è però quello relativo agli otto tentativi falliti.

In questi casi le potenziali vittime hanno riconosciuto gli elementi sospetti della telefonata, hanno interrotto il contatto con i truffatori e hanno avvertito immediatamente i carabinieri attraverso il 112.

Un comportamento che ha impedito ai malviventi di portare a termine il raggiro e che consente inoltre alle forze dell'ordine di raccogliere informazioni sulle modalità utilizzate e sui numeri e contatti impiegati.

La pressione psicologica è l'arma dei truffatori

Il punto di forza di queste truffe non è soltanto la storia raccontata, ma soprattutto la pressione psicologica esercitata sulla vittima.

L'anziano viene messo di fronte a una presunta emergenza che coinvolge una persona cara, oppure a una situazione giudiziaria o investigativa che richiederebbe un intervento immediato. La paura di ciò che potrebbe essere accaduto a un figlio o a un nipote, unita all'autorità attribuita al presunto carabiniere, può rendere più difficile riconoscere l'inganno.

I nove episodi segnalati in appena due giorni dimostrano quindi come i truffatori continuino a utilizzare tecniche conosciute, modificandone però il racconto e l'approccio per cogliere di sorpresa le potenziali vittime.

Le indagini dei carabinieri

Sul caso di Travesio sono in corso gli accertamenti dei carabinieri. L'obiettivo è risalire agli autori della truffa e verificare eventuali collegamenti con gli altri episodi segnalati sul territorio provinciale.

Intanto, dagli otto casi in cui il raggiro non è andato a buon fine arriva una conferma importante: interrompere la telefonata e chiamare direttamente il 112 può essere decisivo per evitare la truffa.

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