Tom, la star con le ginocchia di cristallo

Che fine hanno fatto gli Usa: LaGarde è manager Wall Street. Pondexter è diventato secondino

Continuiamo la nostra carrellata sui giocatori stranieri che hanno lasciato una traccia nella storia del basket goriziano per scoprire che fine abbiano fatto una volta lasciato il capoluogo isontino e appese le scarpe al chiodo. Oggi tocca a due ex campioni che, seppure per motivi diversi, continuano a far parlare di sé anche nella carriera post cestistica. Un autentico personaggio, negli Stati Uniti, è Tom LaGarde, potenzialmente uno dei migliori americani mai arrivati in Italia. Secondo i suoi ex compagni Moreno Sfiligoi e Alberto Ardessi è il giocatore con più classe e talento visto in via delle Grappate «anche se in ogni partita, fino a pochi secondi prima di entrare in campo – ricorda Alberto -, non si sapeva mai se Tom avrebbe potuto giocare viste le condizioni disastrose delle sue articolazioni». A Gorizia (stagione 82-83 e 83-84) il talentuoso pivot era già tormentato dai problemi fisici ma, tanto per dare l’idea, due anni prima aveva viaggiato a 14 punti e 8 rimbalzi di media nell’Nba a Dallas, nel ’76 aveva vinto le Olimpiadi e i quattro anni di carriera universitaria con i leggendari “Tar heels” di North Carolina, da autentico leader carismatico della squadra oltre che da brillante studente, erano stati straordinari tanto che si parlava di lui come futura stella Nba (la sua maglia 45 venne poi ritirata, massima onorificenza per un giocatore d’oltreoceano). Dopo quattro interventi chirurgici alle ginocchia di cristallo, ha lasciato l’attività agonistica diventando manager finanziario a Wall Street, poi è tornato allo sport e non potendo ormai più correre ha ideato e lanciato la pallacanestro sui pattini in linea (fondando addirittura una lega la Nibbl, National Inline basketball league). Quindi, assieme alla moglie Heather, è diventato una figura di spicco nel recupero architettonico di edifici storici abbandonati dell’America rurale: l’ultima impresa è stata la riqualificazione di un vecchio mulino trasformato in un auditorium e tutte queste iniziative hanno garantito a Tom, nel frattempo inventatosi gestore di una rete di coffe-shop e autore di video satirici anti-repubblicani, notorietà a livello nazionale come personaggio originale, fuori dagli schermi e dalla vivida intelligenza. Notorietà di cui invece avrebbe fatto volentieri a meno l’ultimo “straniero goriziano” della nostra carrellata. Stiamo parlando di Roscoe Pondexter, realizzatore fortissimo fisicamente, idolo ai tempi di coach McGregor dal ’78 all’‘81. A metà anni ’80, tornato in America, doveva reinventarsi una vita e un lavoro. La popolazione carceraria cresceva rapidamente e il roccioso Roscoe, con i suoi 198 centimetri di muscoli trovò subito lavoro come secondino nello spaventoso carcere di Corcoran, California. Era uno dei più duri penitenziari degli Usa, un antro dove erano rinchiusi criminali d’ogni sorta, pluriomicidi e addirittura serial killer tristemente celebri come Charles Manson. Qui Pondexter iniziò una vera e propria discesa negli inferi interrotta nel ’99 quando ebbe il coraggio di squarciare il velo di omertà denunciando quello che accadeva dietro le sbarre: sistematiche e brutali violenze sui carcerati perpetrate dai secondini. Un caso clamoroso, che all’epoca ha sconvolto l’opinione pubblica americana. Roscoe era soprannominato a Corcoran “spaccaossa” e non serve aggiungere altro. Ha avuto la forza di cambiare e nelle innumerevoli interviste rilasciate ai giornalisti americani sulla sua drammatica e controversa esperienza ha sempre tenuto nel cuore Gorizia, sottolineando di ricordare proprio il periodo italiano come “i migliori anni della mia vita”. (pi.ta.)

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