Custodire la laguna senza ridurla a un souvenir: a Lignano 180° scatta il dibattito sulle "Sentinelle" del clima

Nel parco Unicef il talk su ambiente, cicloturismo e biodiversità della Bassa Friulana. L'allarme degli esperti: «La natura non è un giardino». Il piano per la grande riserva alla foce del Tagliamento e il modello olandese dei Contratti di fiume: «Ogni euro investito nel ripristino ne rende otto»

Timothy Dissegna

Nella cornice del parco Unicef, il vociare del pubblico si mescola al rumore delle bici parcheggiate fuori e al fruscio del vento che arriva dalla spiaggia. È il sottofondo perfetto per Racconti di laguna, futuro e pedalate, il talk che ha animato il festival Lignano 180°, dedicato alla sostenibilità ambientale, nel pomeriggio di sabato, 13 giugno. Moderati da Riccardo Rizzetto, forestale e divulgatore, una manciata di esperti, volontari e professionisti ha provato a rispondere a una domanda scomoda: come si custodisce un territorio fragile come la laguna senza trasformarlo in un souvenir? Ad aprire i lavori, l’assessore al verde Marco Donà, che ha subito messo in guardia: «Non dobbiamo dirci che siamo tutti bravi. Dobbiamo far uscire anche le provocazioni, quello che si può migliorare». Perché la sostenibilità, oggi, «è un tema abusato. Difficile dire cosa lo sia davvero. Un fiore in sé è sostenibile, ma se lo coltivo in serra, lo trasporto con mezzi a diesel e uso concimi, forse non lo è più».

Lignano 180, Donà: “Sostenibilità e rapporto con l’acqua sono le sfide del futuro”

Storie dal campo

Poi è toccato agli ospiti. Alessandro Arnosti, imprenditore, ha scoperto i servizi ecosistemici dei boschi e si è innamorato della Bassa friulana. A Carlino ha acquisito una porzione del bosco Sacile e ci ha realizzato un sentiero di 5 chilometri. «Il bosco di pianura offre una biodiversità più alta di quello alpino», ha spiegato. «Ma abbiamo un problema culturale: la gente pensa di entrare in un giardino. La natura non lo è». Giosuè Cuccurullo, volontario ambientale, ha trasformato la passione in lavoro nel 2024, creando un’oasi naturalistica a Bibione: «Il nostro obiettivo è creare una grande riserva alla foce del Tagliamento. Vent’anni fa nessuno ci ascoltava. Poi è arrivato il Covid, anche la politica ha cominciato a capire». Elisa Peressin, veterinaria, ha studiato gli orsi per poi finire a guidare le visite nella riserva di Marano. «Lavoro con i bambini: il mio obiettivo è che non diventino turisti, ma visitatori appassionati. Che si portino a casa un’emozione, non una nozione. E che imparino a non strappare una canna o un fiore, perché la natura non è un souvenir».

Tra natura, lagune e cicloturismo lento: a Lignano il racconto di un territorio da vivere

In sella alla bicicletta

Paola Bergamo, figlia del Salento adottata dal Friuli come si autodefinisce, ha lasciato il posto fisso per seguire la sua passione: la bicicletta. «Vent’anni fa esisteva solo l’agonismo. Il cicloturismo lento è arrivato dopo. Oggi è difficile trovare un cicloturista che non rispetti l’ambiente: salendo in bici cambia la sensibilità». E con lei, poche ore prima, un gruppo di friulani ha scoperto proprio pedalando le meraviglie tra Lignano e Marano. Giorgia Deiuri, esperta di comunicazione, ha lanciato un monito: «La sostenibilità, per essere compresa, va raccontata. E il modo di farlo è cambiato dopo il Covid. Ogni persona che vive un territorio ha il suo punto di vista. Noi portiamo avanti il progetto Sentinelle, per raccontare i luoghi segnati dal cambiamento climatico attraverso passeggiate e narrazione condivisa».

Contratti di fiume, Bastiani: “Le comunità devono diventare protagoniste del territorio”

Il contratto di laguna

A dare la cornice teorica è stato Massimo Bastiani, coordinatore nazionale dei Contratti di fiume: «Le macrodecisioni ambientali si prendono a livello internazionale, ma gli Stati hanno bisogno delle comunità. I Contratti di fiume sono una scala di progettazione locale. In Italia abbiamo oltre 300 esempi attivati, 107 già sottoscritti. In un Paese che sembra fermo, c’è un grande movimento». Ha poi spiegato che questi non sono solo accordi tra enti: coinvolgono associazioni, cittadini, imprese. Adriano Venudo, docente di progettazione architettonica all’Università di Trieste, porterà prossimamente 150 studenti a studiare la laguna. «Qui il concetto di confine assume una characteristic fisica e filosofica unica. La laguna esiste e resiste, ma non possiamo tutelarla senza considerare ciò che le sta intorno. Il turismo cerca la natura, ma se non rimaniamo nell’equilibrio, rischia di ucciderla».

Domande e provocazioni

Dalla platea, lo stesso Donà ha interrogato se la sostenibilità sia davvero sostenibile. «Economicamente, probabilmente no» così Rizzetto. «Dobbiamo fare delle scelte, investire su ciò che vale la pena conservare». Venudo a aggiunto: «La parola sostenibilità è nata quando si realizzavano le cose oltre budget. Ora dobbiamo mettere in preventivo che saremo sempre sotto budget». Un’altra domanda dal pubblico ha acceso il confronto: i canali di scolo cementificati impediscono agli animali di risalire e sopravvivere. Si può fare qualcosa? «L’Europa», ha osservato Bastiani, «spinge per demolire le opere artificiali e riportare alla naturalità. Ma bisogna ascoltare tutti i punti di vista. In Olanda hanno investito milioni per rimuovere canali. Ogni euro investito sul ripristino della natura ne porta otto di vantaggio per le comunità locali». E a chiudere la giornata è stato l’opera di Marco Paolini, Bestiario Idrico, innalzando ancora una volta il dibattito ambientale sul palco del teatro.

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