Tetto agli stranieri personale e classi: così si trasforma la scuola regionale

Pronta la norma per il passaggio delle funzioni al Fvg. Fedriga: «Progetto ambizioso, ma saremo all’altezza»
SCUOLA:STUDENTI IN CLASSE E GENITORI FUORI DALLA SCUOLA.ATT.PEREGO - SCUOLA ELEMENTARE DI VIA NOE - Fotografo: FOTOGRAMMA
SCUOLA:STUDENTI IN CLASSE E GENITORI FUORI DALLA SCUOLA.ATT.PEREGO - SCUOLA ELEMENTARE DI VIA NOE - Fotografo: FOTOGRAMMA

UDINE. La bozza di norma di attuazione per la regionalizzazione della scuola è pronta, è stata consegnata dall’assessore Alessia Rosolen alla Commissione Paritetica e, adesso, attende l’avvio ufficiale di un percorso che, comprendendo anche un tetto agli stranieri nelle classi, rivoluzionerebbe l’istruzione made in Friuli Venezia Giulia.

Rispetto ai sussurri degli scorsi mesi, il testo è stato leggermente edulcorato dalla necessità di arrivare a un’intesa con lo Stato in diversi settori – probabilmente anche per rendere più agevole la devoluzione delle funzioni –, ma il testo era e resta comunque molto ambizioso. «Vero – conferma Massimiliano Fedriga –, ma siamo perfettamente in grado di gestire la regionalizzazione dell’intero sistema».

Ufficio scolastico

Vale la pena di sottolineare, prima di tutto, come la norma di attuazione pensata dalla Regione non intervenga sul trasferimento dell’organico scolastico (docenti, ausiliari...), bensì preveda maggiori forme di autonomia – fatte salve le potestà legislative primarie già riconosciute dallo Statuto speciale –, compresa la possibilità di istituire insegnamenti integrativi di interesse regionale. Centrale, in tutto il ragionamento, diventa però il trasferimento dell’Ufficio scolastico sotto il controllo del Friuli Venezia Giulia.

La bozza preparata dalla giunta prevede che questo, assieme al personale corrispondente e alle risorse necessarie per il funzionamento, passi alla Regione entro 90 giorni dall’approvazione della norma lasciando in capo al ministero gli oneri relativi alle liti pendenti alla data di consegna dei beni. «Il costo complessivo è di qualche milione di euro, non di più – continua Fedriga –. Certo, dovremo andare a trattare con lo Stato per ottenere le compensazioni economiche necessarie, ma prima dobbiamo convincere il Governo a cedere le funzioni.

I sindacati? Sbagliano a pensare di tenere tutto sotto Roma perché con la scuola in mani regionali potremmo intervenire in molti campi. Come, ad esempio, inviando personale della Regione a supporto degli istituti in difficoltà».

Senza presidi 73 istituti: «Conseguenze nefaste»


Organici e formazione

Nell’elenco delle materie che da statali diventerebbero concorrenti ci sono l’organizzazione della rete scolastica, i criteri di formazione delle classi, gli standard minimi formativi, la creazione di un sistema integrato di educazione e d’istruzione dalla nascita fino ai sei anni, l’attuazione del piano di dimensionamento regionale per gli istituti in lingua italiana, slovena, bilingue o trilingue oltre al calendario scolastico. Attenzione, poi, ai parametri per la definizione e composizione degli organici.

Il pagamento degli stipendi resterebbe in capo allo Stato, ma la Regione potrebbe, ad esempio, gestire le graduatorie e l’organico del personale docente, educativo, ausiliario, tecnico, amministrativo per l’assegnazione ai singoli istituti. Il Friuli Venezia Giulia, inoltre, potrebbe anche stipulare individualmente i contratti dei dirigenti scolastici e, allo stesso tempo, creare concorsi pensati ad hoc in caso di necessità manifestata dagli istituti locali.

Minoranze e stranieri

Accanto ai piani tradizionali, inoltre, si affiancherebbero pure le competenze per il rafforzamento dell’offerta formativa con l’istituzione – a proprio carico – di insegnamenti di interesse e afferenti le specializzazioni regionali integrative delle materie previste dalla normativa statale.

La Regione, in caso di via libera, sarà chiamata a esercitare le funzioni di valorizzazione della lingua friulana, slovena e tedesca e avrà pure la possibilità di stabilire dei limiti specifici nelle classi e di determinare specifiche funzioni.

Tra queste, in particolare, quello, d’intesa con gli enti locali e le Prefetture del territorio, per l’orientamento dei flussi di iscrizione tra le istituzioni scolastiche e l’equilibrata ripartizione di classi formate da alunni con livelli di scolarizzazione disomogenei. Infine, particolare non banale, nell’accordo presentato in Paritetica viene lasciata alla Regione anche la possibilità di determinare nella percentuale massima di alunni con cittadinanza non italiana presenti nelle classi in base alle competenze linguistiche già possedute.

 

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto