Sventata la truffa del microchip

SACILE. La truffa si sventa via web: l’allarme sul gadget che ha il microchip nascosto all’interno è su Facebook. Il regalino ha il dettaglio pericoloso: è una spia che segnala gli spostamenti, verso casa. Sarà la solita bufala sul web? L’allarme, intanto, è scattato anche sulle pagine online di Sacile.
«Non accettate gadget portachiavi – è il post che ha fatto il giro della rete dei social media –. Li regalano bande organizzate, che arrivano dall’Est. L’obiettivo è quello di seguire le persone fino a casa, guidati dal segnale del microchip, per mettere a segno furti e intrusioni».
La nuova truffa è stata confermata anche dall’associazione Noiconsumatori.it a seguito di numerosi reclami che segnalano nelle aree di parcheggio e presso i distributori di benzina, persone che regalano portachiavi per la macchina o moto. Sarebbe una nuova trovata di alcuni criminali, per conoscere bene quando entrare nelle abitazioni e agire indisturbati. Ma non tutti sono d’accordo, a Sacile.
«Buono a sapersi ma la cosa più usata è il disturbatore di frequenza – ha segnalato una sacilese sul web nella pagina Sacile condivisa –. Tante vittime». È stata vittima del caso anche Giulia Zoppas che ha tante clienti di Sacile nel suo negozio a Conegliano.
Dieci minuti e la vettura sparisce, con il sistema del disturbo di frequenze. L’erede della blasonata dinastia di industriali del nordest aveva sporto denuncia alla questura di Milano, a fine 2013 e l’appello a tenere gli occhi aperti era stato lanciato via web. L’eco mediatico è arrivato a Sacile
«Tre testimoni hanno visto il ladro – ha postato la Zoppas –. Era un bell’uomo e ha aperto l’auto: aveva in mano come una specie di chiave o gadget». Si chiama “disturbatore di frequenza”, l’apparecchio che è stato usato, in questo caso, per entrare nell’auto della Zoppas. Interferisce con il segnale lanciato dal telecomando per la chiusura dei veicolo: impedisce la procedura elettronica di chiusura. Così mentre la proprietaria del veicolo se ne va tranquilla, l’auto rimane aperta: a disposizione del ladro tecnologico.
«Più della pistola serve l’elettronica – ha raccontato un ingegnere sacilese alleggerito della fotocamera –. I ladri hanno sistemi raffinati e captano con telecomandi le onde per aprire le auto. Avevo lasciato la fotocamera nascosta nel baule per poche ore e di giorno, in un parcheggio a Sacile: sparita».(c.b.)
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