Sterminò la famiglia, a giudizio con l’abbreviato

PORDENONE. Abdelhadi Lahmar, il cittadino del Marocco, di 40 anni, residente a Pordenone, che il 15 aprile 2015 uccise la moglie, Touria Errebaibi, di 30 anni, cameriera, e la figlia Hiba, di 6 anni, sarà giudicato con rito abbreviato. Lo ha stabilito oggi il giudice Roberta Bolzoni accogliendo l'istanza dell'avvocato difensore, Gianluca Liut.
Accolta la costituzione di parte civile di Voce donna onlus, organizzazione alla quale si era rivolta la donna, che tentava in questo modo di tutelarsi dalle violenze del marito. Il processo è stato fissato per il 5 ottobre.
Minimi i vantaggi che il reo confesso otterrà in caso di condanna all'ergastolo: lo sconto di pena gli eviterà esclusivamente l'isolamento diurno. Lahmar è accusato di duplice omicidio con le aggravanti della premeditazione, di aver commesso il fatto contro il coniuge e una figlia minorenne e di aver agito con crudeltà. Nei mesi scorsi una perizia psichiatrica lo ha dichiarato capace di intendere e volere.
L’uomo è accusato di aver colpito ripetutamente la moglie Touria con un’accetta al capo e di averle tagliato il collo, assassinandola, nella loro abitazione di via San Vito. Le aggravanti sono tre: aver commesso il fatto contro il coniuge, la premeditazione e l’ aver agito con crudeltà.
Per quanto riguarda l’omicidio della figlioletta, Lahmar è accusato di averla sgozzata con un coltello, causandone così la morte. Due le aggravanti contestate: aver commesso il fatto contro una figlia (e dunque un discendente) e contro un minorenne. Già solamente per l’omicidio della piccola l’imputato rischia l’ergastolo.
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