Accecato dall'ira massacrò moglie e figlioletta, la giustizia non fa sconti

Pordenone: non ravvisata la continuazione fra i reati contestati a Lahmar, ritenuto capace di intendere e volere. Processo il 6 aprile

PORDENONE. Comincerà il 6 aprile, dinanzi al gup Roberta Bolzoni, il processo di Abdelhadi Lahmar, quarantenne marocchino che nella notte del 15 aprile dell’anno scorso massacrò la moglie Touria Errebaibi, 30 anni, lavapiatti al ristorante Al Gallo e la figlioletta Hiba, di 6 anni e mezzo.

Il sostituto procuratore Federico Facchin ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per Lahmar, accolta dal gip Bolzoni che ha fissato la data dell’udienza preliminare.

Non è stata ravvisata dal pm la continuazione fra i due omicidi, che avrebbe presupposto un unico disegno criminoso: secondo la Procura tale disegno, invece, non era stato preventivamente deliberato dall’assassino. L’assenza di continuazione fra i due reati peggiora la posizione processuale dell’imputato.

A Lahmar, tuttora in carcere a Pordenone e assistito dal legale di fiducia Gianluca Liut, vengono contestate numerose aggravanti. La perizia psichiatrica ha decretato la capacità di intendere e di volere del quarantenne marocchino.

“Voce donna” si costituirà parte civile
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L’uomo è accusato di aver colpito ripetutamente la moglie Touria con un’accetta al capo e di averle tagliato il collo, assassinandola, nella loro abitazione di via San Vito. Le aggravanti sono tre: aver commesso il fatto contro il coniuge, la premeditazione e l’ aver agito con crudeltà.

Per quanto riguarda l’omicidio della figlioletta, Lahmar è accusato di averla sgozzata con un coltello, causandone così la morte. Due le aggravanti contestate: aver commesso il fatto contro una figlia (e dunque un discendente) e contro un minorenne. Già solamente per l’omicidio della piccola l’imputato rischia l’ergastolo.

A nove mesi dal duplice omicidio, la Procura conclude, dunque, le indagini preliminari. L’efferato delitto scosse il quartiere e l’opinione pubblica. La mattanza avvenne dopo l’ennesima lite in casa. La furia omicida di Lahmar si accanì sulla moglie, massacrata con una decina di colpi d’accetta nella sua camera da letto.

Quindi il padre, con un coltello da cucina, sgozzò la sua bimba, che dormiva nella stanza accanto, con un taglio netto al collo e poi, le coprì il volto con il lenzuolo. L’unico gesto di pietà. Poi Lahmar è andato in soggiorno, dove ha telefonato alla polizia per consegnarsi.

Touria Errebaibi voleva separarsi dal marito. «Era terrorizzata e ci aveva confidato di temere per la propria vita». Questo lo stato d'animo delle trentenne, secondo quanto raccontato da alcune mamme della scuola primaria Padre Marco d’Aviano frequentata dalla piccola Hiba.

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