Sport e doping, è guerra agli integratori

Progetto promosso da Azienda sanitaria 5 e Coni per favorire una nuova cultura tra i giovani
Di Toni Zavagno

Promuovere una cultura antidoping partendo dalla formazione di dirigenti, tecnici, preparatori atletici affinché guidino quel cambiamento nella mentalità di chi fa sport che appare quanto mai necessario per sconfiggere una piaga che può comportare anche gravi rischi per la salute. Ecco allora che l’Azienda per l’assistenza sanitaria 5 mette a disposizione del Coni provinciale, presieduto da Giancarlo Caliman, un’équipe multidisciplinare per fare capire che è compito degli adulti che si occupano di sport fare in modo che in bambini e ragazzi non si faccia strada la cultura dell’additivo, come l’ha definita lo psicologo Ennio Martin, per aiutare le prestazioni. Ma a questi adulti vanno fornite le corrette informazioni mediche affinché sappiano dare risposte adeguate alle richieste che vengono loro rivolte e diventino un punto di riferimento alternativo e più affidabile di internet, al quale ora si rivolgono tanti giovani per avere notizie sui diversi prodotti in commercio.

E se il doping cosiddetto pesante, ovvero anabolizzanti, Epo, ormoni della crescita e simili, è circoscritto, con qualche eccezione soprattutto tra gli amatori, allo sport di vertice, il problema più urgente da affrontare nell’attività giovanile e di base è quello del ricorso sempre più frequente e sempre più massiccio ai farmaci e in modo particolare agli integratori. Per questo, come spiegato dal responsabile del servizio di promozione dell’educazione alla salute dell’Aas 5 Virginio Beacco, dal direttore del dipartimento di prevenzione Fabio De Battisti e da quello del dipartimento delle dipendenze Roberta Sabbion, nella prima fase sperimentale del progetto “Sport e doping” sarà posta l’attenzione sullo sviluppo di una filosofia perversa in ambito sportivo che tende a legittimare l’uso di integratori, quali bevande energizzanti, con modalità incontrollate da parte dei giovani. «Durante la pratica sportiva – è stato sottolineato – l’assunzione di carboidrati e di acqua, lo stretching, l’idroterapia (doccia o bagni caldi), una corretta alimentazione, le tecniche di rilassamento e il sonno sono di per sé elementi e comportamenti che favoriscono il raggiungimento degli obiettivi sportivi e il mantenimento della salute».

I farmaci sono una risorsa importante nella società d’oggi, ma il loro utilizzo va riservato alle persone che soffrono di una patologia e non per alterare le prestazioni e le percezioni del proprio corpo, come avviene con gli antidolorifici che impediscono di capire quando è il momento di fermarsi. Un abuso che va assimilato a una pratica doping e che si ripercuote sulla salute. «Se al termine di ogni impegno sportivo devo ricorrere all’integratore – ha osservato Sabbion – vado a rompere un equilibrio. Allora devo chiedermi dove voglio andare». Per questo è importante, come ha messo in evidenza Raffaele Dean, laureato in Scienza motorie che opera nel Pordenone calcio, «far capire che quando uno riesce a dare il meglio di sé è sufficiente, che se non ottiene gli stessi risultati di un compagno non per questo è inferiore».

I corsi in programma si svilupperanno da febbraio a giugno e saranno dedicati a istruttori, maestri dello sport, allenatori, insegnanti di educazione fisica, dirigenti di società sportive, in sostanza a tutti coloro che, a diversi livelli, hanno a che fare con la promozione della cultura sportiva e agonistica tra i giovani. Ogni corso si articolerà in tre incontri nella sede del Coni di Pordenone. Il primo, relativo all’abuso degli integratori, è previsto nelle giornate di lunedì primo, 15 e 29 febbraio, dalle 18.30 alle 21. A giugno, in base ai dati raccolti, si procederà alla stesura di un piano di intervento triennale centrato sulla promozione della salute e sul benessere nello sport.

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