Lo “spaccatutto” di Udine non è solo: spunta l’ipotesi di un emulatore

Gli investigatori non sono certi che tutti i raid contro le auto siano opera del vandalo individuato, che non ha patologie psichiatriche

Una delle auto colpite dal vandalo
Una delle auto colpite dal vandalo

L’uomo sospettato di aver messo a segno una serie di danneggiamenti in città, rompendo parabrezza, lunotti e finestrini (per questo la gente lo chiama “spaccatutto”), “non avrebbe patologie psichiatriche”. È quando è emerso dalle visite che l’interessato, un cittadino afghano sulla trentina, che si trova in Friuli da tempo, è regolare, ma non ha una dimora fissa, ha effettuato volontariamente al pronto soccorso di Udine nel pomeriggio di mercoledì 15 luglio.

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A farlo sapere è l’assessore comunale alla polizia locale e alla sicurezza partecipata Rosi Toffano: «Noi non eravamo parte della procedura sanitaria, la polizia locale, visto il suo comportamento collaborativo, lo ha solo accompagnato in ospedale. Al termine delle visite, abbiamo poi appreso per le vie informali che non sembra soffrire di patologie psichiatriche. Alla luce di ciò, nel prossimi giorni, ci sarà un incontro tra le istituzioni coinvolte nel caso per decidere come procedere».

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Intanto le indagini aprono un nuovo scenario: non tutti i danneggiamenti sarebbero opera dello “spaccatutto”. Gli investigatori stanno infatti verificano infatti l’ipotesi di un secondo autore, o di un emulatore, entrato in azione con modalità diverse (usando un martelletto rompi-vetro) rispetto ai raid compiuti con i sassi.

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