Servizi sanitari agli immigrati Il Fvg garantisce anche i 65enni

UDINE. L’aria politica è proprio cambiata. È del 15 maggio, una settimana fa, la circolare della Regione – la stessa che con la giunta Tondo aveva introdotto i discussi vincoli di residenza per accedere ai benefit del welfare regionale – che sana un’anomalia tutta italiana sull’immigrazione: l’impossibilità per i cittadini stranieri over 65, che si ricongiungono alla famiglia in Italia, di iscriversi al servizio sanitario pubblico.
A firma del direttore centrale Gianni Cortiula il documento risolve il problema, come suggerito dall’Asgi (l’associazione di studi giuridici sull’immigrazione) già sanato in altre regioni. Come? Istituendo un contributo forfettario annuale di 387 euro (poco più di un euro il giorno) che garantisce all'immigrato che lo paga la copertura sanitaria offerta agli italiani.
La circolare della Direzione centrale Salute è stata inviata alle sei aziende per i servizi sanitari per mettere una toppa al vuoto normativo – manca il regolamento che stabiliva la cifra della “polizza sanitaria” –, dopo che il tribunale di Milano si è espresso negativamente nei confronti della Regione Lombardia giudicando la mancata regolamentazione della materia come discriminante per gli stranieri interessati.
La legge infatti permette all’immigrato di ottenere il ricongiungimento con il genitore ultrasessantacinquenne – persona quindi anziana e più facilmente bisognosa di assistenza e cure di quanto lo possa essere un giovane – qualora questo non abbia altri parenti nel Paese d’origine o i congiunti non possano provvedere a lui per gravi motivi di salute.
Dal 2008 però, con l’entrata in vigore del decreto legislativo 160 del governo Berlusconi, in caso di ricongiungimento l’anziano immigrato non può più iscriversi gratuitamente al sistema sanitario nazionale come avveniva in precedenza. O meglio, non chi si è visto riconoscere il ricongiungimento dopo il 5 novembre. Chi ha ottenuto il via libera prima di quella data, anche in sede di rinnovo del permesso di soggiorno, continua a beneficiare dell’assistenza gratis.
Gli altri, in mancanza dei regolamenti, si sono dovuti rivolgere a compagnie private, non senza disagi. Non solo per l’onerosità dei premi assicurativi richiesti dalle compagnie private, ha spiegato l’Asgi, ma anche per la più limitata copertura assicurativa offerta rispetto a quella garantita dal servizio pubblico. Per questo, alcune regioni italiane come l’Emilia-Romagna, ma anche il Veneto governato da Lega e Pdl, hanno provveduto di loro iniziativa a emanare provvedimenti amministrativi che stabiliscono un contributo forfettario annuale e non frazionabile di 387 euro.
La settimana scorsa lo ha fatto anche il Fvg agendo «nella considerazione degli effetti discriminatori che potrebbero conseguirne» scrive Cortiula. E in attesa che lo Stato dia attuazione alla legge che ha prodotto e mai portato a termine.
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