Sequestrata a Pordenone un’abitazione della cupola

Fa parte dei 178 immobili riferibili alle società finite nell’inchiesta romana. La Igma costruzioni detiene la nuda proprietà. Increduli gli altri condòmini

PORDENONE. Mafia capitale arriva anche nella piccola provincia. Si trova a Pordenone uno dei 178 immobili (a cui si aggiungono tre terreni) sequestrati dai militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Roma nell’ambito di un’inchiesta ramificata e complessa.

Nello specifico i militari hanno sequestrato la nuda proprietà di un appartamento che si trova al civico 6 di un condominio di via Caboto, a Pordenone.

In pratica l’usufrutto dell’appartamento è in mano a un proprietario che mantiene l’utilizzo del bene finché vive. La proprietà, però, è di un altro soggetto: in questo caso, secondo la Finanza, della società Igma costruzioni srl di Roma.

Mafia capitale: sequestro di beni da 100 milioni

La tessera pordenonese è ben piccola se si considera la complessità del mosaico ricostruito dalle Fiamme gialle. I militari hanno infatti bloccato un patrimonio che è stimabile in cento milioni di euro e che è riconducibile a Cristiano Guarnera, imprenditore che secondo l’accusa era coinvolto in affari con Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, personaggi di spicco dell’ associazione a delinquere ricostruita dalla procura distrettuale antimafia della capitale.

Il patrimonio sequestrato comprende quote societarie, capitale sociale e patrimonio aziendale, più centinaia tra immobili e terreni, e poi auto, moto, una imbarcazione. L’appartamento a Pordenone si trova in un condominio che era proprietà dell’Inps.

Bloccato un patrimonio di oltre 100 milioni
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Come raccontano i residenti, gli appartamenti sono stati venduti – alla fine degli anni ’90 – dall’istituto statale ai singoli cittadini. L’Inps, attraverso una società che gestisce gli immobili (Igei) ha mantenuto invece la proprietà di alcuni negozi, che sono regolarmente affittati.

Ieri nel palazzo e nel quartiere nessuno era a conoscenza del fatto che la nuda proprietà di un appartamento fosse stata ceduta e, tanto meno a una società – che risulta avere un capitale sociale di 11 mila euro e che ha come oggetto sociale la compravendita e la permuta di terreni nonché la vendita, il restauro, la locazione e la gestione di immobili a uso civile – coinvolta in un’inchiesta giudiziaria scottante.

Gli appartamenti sono tutti abitati (tranne uno che ha comunque come proprietario una persona fisica) da famiglie proprietarie o in affitto (sia italiani che stranieri). Trattandosi di un sequestro a una proprietà ancora “virtuale”, non sono stati apposti sigilli che potessero rendere identificabile l’operazione delle Fiamme gialle.

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Anche agli amministratori di condominio, Giancarlo Maggi e Giovanni Piva che si occupano della gestione dello stabile (il primo delle scale A e B, il secondo della scala C), non risulta che proprietari abbiano ceduto la nuda proprietà. E’ probabile che l’interessato non volesse pubblicità.

La notizia, diffusasi in fretta nel palazzo, ha creato più di qualche allarme: i residenti che hanno tempestato di chiamate gli amministratori per capire se ci siano rischi per loro. La parola “mafia” a Pordenone, è ancora percepita come un tabù.

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