Bloccato un patrimonio di oltre 100 milioni
ROMA. Giornata dura per il braccio imprenditoriale di Mafia Capitale. Il Tribunale del Riesame ha confermato il carcere e l’aggravante mafiosa per Salvatore Buzzi, capo delle cooperative sociali dove lavorava Emanuela Bugitti, di Remanzacco, come riferiamo ampiamente in questa stessa pagina), e l’inchiesta è tornata a colpire i patrimoni.
Beni per 100 milioni (un apparatemento è stato “sigillato” a Pordenone, come si legge a pagina 3) sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza a Cristiano Guarnera, imprenditore edile arrestato e considerato uomo di fiducia di Massimo Carminati. È stato invece scarcerato l’ex Ad di Eur Spa Riccardo Mancini, un tempo molto vicino a Gianni Alemanno, ritenuto a disposizione del clan. Il primo colpo degli avvocati.
Il ministro dell’Interno Alfano ha difeso l’inchiesta: «È fondata la configurazione del 416 bis - dice -. Come se qualcuno potesse ancora pensare che l’organizzazione mafiosa sia un club con sede a Corleone e con uomini con la coppola».
«Il “mondo di mezzo” è mafia - dice il presidente del Senato Piero Grasso, e magistrato - le mafie sono cambiate: il volto violento e brutale della criminalità organizzata non è il pericolo maggiore».
E infatti si era evoluto, il 41/enne romano Guarnera. «Da imprenditore colluso a imprenditore mafioso», secondo la Finanza. Si era «affiliato al gruppo criminale, divenendo parte integrante dell'associazione stessa - scrivono le Fiamme Gialle -, mettendo a disposizione dell’organizzazione le proprie imprese edili».
È il “ Cecato” gli aveva esposto la teoria del “Mondo di Mezzo”. Il sequestro riguarda tra l'altro quote societarie, 178 immobili e tre terreni, barche, auto e moto. Alcune delle imprese «grazie all'intervento di Carminati venivano coinvolte per il soddisfacimento delle esigenze connesse al piano di 'emergenza abitativà - secondo la Finanza -, promosso dall’amministrazione capitolina, nel quale, grazie alla capacità di penetrazione del sodalizio mafioso, erano da tempo inserite le cooperative di Buzzi».
Per Buzzi il Riesame ha confermato carcere e 416 bis, l’associazione mafiosa. Scarcerato invece Mancini, già fedelissimo del sindaco di Roma Alemanno. Per i giudici non sussistono i presupposti per mantenere la misura cautelare. Di «insussistenza degli elementi a carico dell'ingegner Mancini» parla il suo legale Luciano Moneta Caglio: «Il suo ruolo è diverso da quello delineato dal Gip».
«Sia vittima che compartecipe», osserva una fonte investigativa. Resta in carcere anche Giovanni De Carlo, presunto boss rampante legato a Carminati ma anche a Cosa Nostra siciliana. Per altri nove indagati confermati gli arresti, in certi casi ai domiciliari. Tra loro l’imprenditore Agostino Gaglianone, i collaboratori di Buzzi, Carlo Maria Guarany, Claudio Caldarelli e Paolo Di Ninno.
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