Bloccato un patrimonio di oltre 100 milioni

Il blitz della Gdf sui beni dell’imprenditore Guarnera. Resta in carcere il capo delle Cooperative sociali

ROMA. Giornata dura per il braccio imprenditoriale di Mafia Capitale. Il Tribunale del Riesame ha confermato il carcere e l’aggravante mafiosa per Salvatore Buzzi, capo delle cooperative sociali dove lavorava Emanuela Bugitti, di Remanzacco, come riferiamo ampiamente in questa stessa pagina), e l’inchiesta è tornata a colpire i patrimoni.

Beni per 100 milioni (un apparatemento è stato “sigillato” a Pordenone, come si legge a pagina 3) sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza a Cristiano Guarnera, imprenditore edile arrestato e considerato uomo di fiducia di Massimo Carminati. È stato invece scarcerato l’ex Ad di Eur Spa Riccardo Mancini, un tempo molto vicino a Gianni Alemanno, ritenuto a disposizione del clan. Il primo colpo degli avvocati.

«La mafia in Friuli c’è dal 2012, per ora non vuole il sangue»
Placeholder

Il ministro dell’Interno Alfano ha difeso l’inchiesta: «È fondata la configurazione del 416 bis - dice -. Come se qualcuno potesse ancora pensare che l’organizzazione mafiosa sia un club con sede a Corleone e con uomini con la coppola».

«Il “mondo di mezzo” è mafia - dice il presidente del Senato Piero Grasso, e magistrato - le mafie sono cambiate: il volto violento e brutale della criminalità organizzata non è il pericolo maggiore».

E infatti si era evoluto, il 41/enne romano Guarnera. «Da imprenditore colluso a imprenditore mafioso», secondo la Finanza. Si era «affiliato al gruppo criminale, divenendo parte integrante dell'associazione stessa - scrivono le Fiamme Gialle -, mettendo a disposizione dell’organizzazione le proprie imprese edili».

È il “ Cecato” gli aveva esposto la teoria del “Mondo di Mezzo”. Il sequestro riguarda tra l'altro quote societarie, 178 immobili e tre terreni, barche, auto e moto. Alcune delle imprese «grazie all'intervento di Carminati venivano coinvolte per il soddisfacimento delle esigenze connesse al piano di 'emergenza abitativà - secondo la Finanza -, promosso dall’amministrazione capitolina, nel quale, grazie alla capacità di penetrazione del sodalizio mafioso, erano da tempo inserite le cooperative di Buzzi».

Per Buzzi il Riesame ha confermato carcere e 416 bis, l’associazione mafiosa. Scarcerato invece Mancini, già fedelissimo del sindaco di Roma Alemanno. Per i giudici non sussistono i presupposti per mantenere la misura cautelare. Di «insussistenza degli elementi a carico dell'ingegner Mancini» parla il suo legale Luciano Moneta Caglio: «Il suo ruolo è diverso da quello delineato dal Gip».

«Sia vittima che compartecipe», osserva una fonte investigativa. Resta in carcere anche Giovanni De Carlo, presunto boss rampante legato a Carminati ma anche a Cosa Nostra siciliana. Per altri nove indagati confermati gli arresti, in certi casi ai domiciliari. Tra loro l’imprenditore Agostino Gaglianone, i collaboratori di Buzzi, Carlo Maria Guarany, Claudio Caldarelli e Paolo Di Ninno.

Argomenti:mafia

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto