Scontri al corteo Pro Palestina a Udine: i due arrestati chiedono di patteggiare la pena
La sera del 14 ottobre vennero fermati Marco Chiopris, 45enne di Buja, e Jan Gavino Pozzobon, 49enne di Feltre. L’accusa nei loro confronti era di violenza e resistenza a pubblico ufficiale continuata e pluriaggravata

Sarà definita davanti al giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Udine, il prossimo 21 aprile, la posizione delle due persone arrestate a Udine dopo gli scontri al termine del corteo ProPal a margine dell’incontro di calcio tra Italia e Israele. Una vicenda di estrema attualità visto quanto successo sul fronte dell’ordine pubblico pochi giorni fa a Torino.
La sera del 14 ottobre, tra piazza Primo Maggio e largo delle Grazie, vennero arrestati Marco Chiopris, 45enne di Buja, e Jan Gavino Pozzobon, 49enne di Feltre. L’accusa nei loro confronti era di violenza e resistenza a pubblico ufficiale continuata e pluriaggravata. Vestiti con abiti scuri e con il volto travisato si erano resi protagonisti del lancio di oggetti verso le forze dell’ordine, prendendo di mira anche i mezzi della forza pubblica.
I legali di Chiopris e Gavino Pozzobon hanno fatto istanza di patteggiamento concordato con il pubblico ministero Laura Collini.
In particolare, il difensore dell’imputato friulano ha proposto per il proprio assistito un anno di reclusione. Ora sarà il gup a decidere, valutando se accettare o meno i termini dell’accordo.
Il corteo del 14 ottobre, a cui hanno preso parte migliaia di cittadini, ha avuto una connotazione violenta solo dopo l’arrivo in piazza Primo Maggio (prima tutto si era svolto pacificamente), per la volontà di qualche centinaio di teste calde che tentarono di aggirare i cordoni di polizia. Si videro scene di guerriglia, con lanci di bottiglie, pietre e fumogeni da una parte, l’uso di idranti e lacrimogeni con qualche carica dall’altra. Al termine le persone fermate furono quindici, nove uomini e sei donne. Oltre ai due arrestati ci furono tredici destinatari di fogli di via: tre di loro sono in attesa che il Tar del Friuli Venezia Giulia valuti il ricorso contro la misura disposta dal Questore di Udine.
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