Sanità: i sindaci votano il piano, ma Gemona non ci sta

Borghi: «Nel 2015 nessuna attività sarà sospesa». Così passa la linea di credito. Urbani però dice di no: siamo l’Azienda dei poveri tanto che i primari fuggono
Gemona 25 marzo 2015. incontro sindaci sull' Ospedale. Telefoto copyright Petrussi Foto Press / Diego Petrussi
Gemona 25 marzo 2015. incontro sindaci sull' Ospedale. Telefoto copyright Petrussi Foto Press / Diego Petrussi

GEMONA. Una linea di credito verso la direzione della nuova Azienda sanitaria Alto Friuli-Collinare-Medio Friuli, in attesa che tutte le osservazioni e le criticità sollevate dagli amministratori sul futuro assetto sanitario sia preso in considerazione seriamente, e soprattutto compaia sui documenti ufficiali. Così i sindaci dei diversi ambiti che rientrano nel nuovo territorio aziendale (ce n’erano 41 su 68 Comuni) hanno dato il loro via libera al Piano attuativo locale (Pal) della Aas3 ieri pomeriggio nel corso dell’assemblea che si è riunita nell’aula magna dell’ospedale “San Michele”. Ma Gemona ha detto no con il sindaco Urbani.

«Di fronte a una direzione aziendale pronta a condividere con noi le scelte, propongo di aprire una linea di credito, approvando il Pal, a condizione che le nostre istanze siano raccolte»: così ha concluso i lavori durati oltre due ore il presidente dell’assemblea dei sindaci Gianni Borghi, ricordando che «questo Pal non prevede assolutamente la sospensione per il 2015 di alcuna attività sanitaria». E così Borghi ha convinto anche gli ultimi scettici fra gli amministratori presenti ad approvare un documento rispetto al quale non sono mancati però, come si diceva, i voti contrari di Gemona, Bordano e Montenars, e l’astensione dei sindaci dell’ambito codroipese assieme a quelli di Osoppo, Resia e Moggio.

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Gemona 6 GENNAIO 2015 protesta ospedale Copyright Petrussi Foto Press

Era stato lo stesso presidente, a inizio assemblea, a esprimere tutte le diverse perplessità: dalla mancanza di un’attenta spiegazione sul Pal presentato dalla direzione aziendale rispetto a tutte le future funzioni che saranno svolte dai presidi ospedalieri, alla continuità delle eccellenze raggiunte oggi nelle varie strutture, ai dubbi su diagnostica e laboratori di analisi, a quelli su come saranno distribuiti i posti letto che saranno ridotti, e senza dimenticare i numeri del bilancio che riportano un taglio di 7 milioni sul personale. E Borghi non ha neppure dimenticato la questione «fuga dei primari» emersa in questi giorni: «Su questo esco allo scoperto - ha detto -: le strutture falliscono quando si affidano solo a un direttore, per cui vogliamo che si imponga il concetto di equipe mediche in grado di intervenire in modo che non cada tutto a pezzi nel momento in cui va via il professionista di riferimento».

Ma i dubbi espressi dai sindaci sono stati molti, a partire dal Medio Friuli dove il presidente d’ambito Luca Picco ha evidenziato che «sul documento non si fa accenno al Codroipese: se la ratio era valutare la medicina territoriale, nel nostro territorio avevamo lavorato su quello. Inoltre, sarebbe bene tenere presenti i rapporti con le altre Aziende visto che da noi per i cittadini anche l’ospedale di Palmanova è un punto di riferimento».

C’è chi, poi, come il sindaco di San Daniele, Paolo Menis, pur dimostrando per primo la volontà di approvare il documento aziendale, ha ricordato le diverse eccellenze dell’ospedale del centro collinare - dal punto nascita alla procreazione assistita, alla pediatria oncologica fino al centro di terapia coaugulante e al laboratorio bioetico -, che non vanno toccate. E, infine, c’è il no di Gemona, dove da tempo si difende l’ospedale “San Michele”: «Ma come facciamo - ha detto il sindaco Paolo Urbani - a votare questo documento? Siamo l’Azienda dei poveri: abbiamo la necessità di recuperare subito. I primari stanno fuggendo perché non siamo stati in grado di garantire la loro permanenza sul nostro territorio».

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