San Giusto in crisi, scatta la mobilitazione

Un incontro urgente con l’assessore regionale alla sanità Maria Sandra Telesca, per farle presente la situazione. Una manifestazione pubblica in cantiere per la mattina di mercoledì prossimo, 6 novembre, davanti a Villa San Giusto. E una mobilitazione a 360 gradi che possa sensibilizzare la gente sulla situazione sempre più critica in cui sembra versare la storica casa di riposo dei Fatebenefratelli. Affinchè non debba seguire le sorti dell’Ospizio marino di Grado o della Angelo Culot di Lucinico.
Sono questi i capisaldi dell’azione che i sindacati intendono promuovere dopo aver illustrato ieri in assemblea al personale di Villa San Giusto i provvedimenti comunicati lunedì dai rappresentanti dell’Ordine religioso, giunti da Milano: il dimezzamento delle tredicesime, la cui seconda tranche verrà corrisposta (almeno si spera) nel marzo 2014 insieme al premio di produzione che, dopo due rinvii, per quest’anno è definitivamente saltato.
La preoccupazione c’è, serpeggiava ieri in modo evidente tra i dipendenti. Massimo Peressin e Tonino Lepore (Uil-Fp), Massimo Bevilacqua e Antonella Della Montà (Cisl-Fp), Orietta Olivo (Cgil-Fp) e gli esponenti delle Rsu hanno raccolto, inevitabilmente, anche il malumore dei lavoratori che alla fine dell’anno, con le varie scadenze in arrivo (mutui, tasse, assicurazioni e via dicendo) si troveranno con l’acqua alla gola.
Ma è il futuro che preoccupa. I provvedimenti adottati dai Fbf sono gli stessi in tutte le case di riposo della Provincia Lombardo-Veneta. Ma si è saputo che in altre realtà dell’ordine le cose stanno prendendo una brutta piega. Un esempio per tutti: nella prestigiosa struttura di Isola Tiberina (Roma) l’Ordine ha minacciato, dopo due bilanci in profondo rosso, un piano lacrime e sangue (3 reparti chiusi, 4 attività sanitarie ridimensionate e ben 170 dipendenti licenziati) che scatterà a breve se la Regione Lazio non interverrà per rimettere in qualche modo i conti al loro posto.
La crisi, insomma, si sta acuendo e rischia di coinvolgere anche la casa di riposo di Gorizia che, pure, al momento ha i bilanci in attivo, sulla base del principio dei vasi comunicanti perseguito dai frati: le strutture più “forti” devono andare in soccorso di quelle più deboli. Ma così – obietta qualcuno – c’è il pericolo che vi sia alla fine un affondamento di massa. E i dipendenti si chiedono anche, per esempio, che fine abbiano fatto i lauti proventi ottenuti dall’Ordine con la vendita del San Giovanni di Dio alla Regione. I soldi sono stati utilizzati per coprire “buchi” preesistenti?
Mobilitazione a tutto campo, insomma, e vigilanza da parte dei sindacati per sincerarsi che le ultime, preoccupanti decisioni non preludano a provvedimenti ancora più drastici come blocco del turnover o licenziamenti veri e propri.
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