Lodo Guenzi e I Musici di Guccini a Udine: quarant'anni di «Fra la Via Emilia e il West»

Lo spettacolo al Teatro Palamostre per la rassegna Note Nuove firmata Euritmica: il racconto di Elisa Russo ed il messaggio vocale del Maestrone. Il legame speciale tra il cantante de Lo Stato Sociale ed il Friuli, dove si è diplomato alla Nico Pepe tra osterie, riservatezza e amicizie per la vita

Elisa Russo

 

«La proposta di far parte del progetto mi ha molto lusingato. Per non sbagliare, visto che ai tempi era ancora tra di noi, la prima cosa che ho fatto è stata far chiedere a Guccini cosa ne pensava della mia presenza. Mi è arrivato un messaggio vocale del Maestrone in cui si evinceva che a lui andasse bene e a quel punto non potevo tirarmi indietro»: Lodo Guenzi (cantautore, attore e frontman de Lo Stato Sociale) racconta così il suo ingresso nello spettacolo/concerto “Fra la Via Emilia e il West… 40 anni dopo” dove I Musici di Guccini (Flaco Biondini, Vince Tempera, Ellade Bandini, Antonio Marangolo) fanno rivivere le emozioni di uno degli album dal vivo più importanti della musica d’autore italiana.

Oggi, martedì alle 20 vanno in scena al Teatro Palamostre di Udine per Note Nuove di Euritmica e, alle 18.30 a ingresso gratuito, ci sarà un incontro con gli artisti moderato dal Presidente di Euritmica Giancarlo Velliscig.

Ma cosa ha capito dei friulani Guenzi, bolognese, che si è diplomato a Udine, all’Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe?

«Molte cose. Sono appassionato di quei profili personali che tendono alla riservatezza, per non essere invasivi, cosa che in Friuli raggiunge una sua essenzialità notevole, dal barista, al cartolaio, al ragazzo che lavora al supermercato: entrare in confidenza non è la cosa più immediata, ma una volta entrati è per la vita. Da emiliano, vengo da un posto in cui la socialità passa attraverso l’estrema loquacità: la diversità mi ha colpito. Arrivato diciottenne in Friuli, astemio, ho scoperto il vino, la convivialità da osteria, uno spirito che ritrovo in tour».

Guenzi è inserito in un gruppo compatto come quello de I Musici. «Ho scoperto una band di persone che hanno il doppio dei miei anni ma si divertono il triplo di me, mangiano e bevono il triplo e si godono la vita dieci volte tanto. Nonostante fossero quattro dei turnisti più leggendari di questo paese (con Ornella Vanoni, Paolo Conte…), hanno sempre scelto di continuare ad essere la band di Francesco e di portare in giro le canzoni del loro amico, questa cosa mi commuove».

Nello spettacolo non c’è solo musica, ma anche parti recitate e monologhi. «Hanno a che fare con un gioco di sponda per portare al centro del racconto i ricordi di loro quattro, che sono la cosa più importante per chi viene ad ascoltare quei brani e a celebrare quel concerto dell’84» racconta Guenzi «C’è anche qualcosa di mio, cercando di non disturbare, e poi a un certo punto loro si sono presi bene, quindi mi hanno detto “ma canta questa e quell’altra canzone”. Credo che siano dei bei momenti anche perché paradossalmente, venendo da una generazione molto diversa, con un tipo di eloquio e di prosodia differenti rispetto a Guccini e il cantautorato degli anni ‘70, emerge la forza della canzone, del testo, di quel tipo di costruzione melodica. Come sempre se una cosa la porti lontano da sé e funziona, vuol dire che la scrittura è invincibile».

«Appartengo a una generazione che Guccini non riuscivi a schivarlo neanche se ti impegnavi» continua Guenzi. «.Era la strofa scritta sul diario delle medie della ragazzina di fianco a te, il vinile di tuo padre, il cd del tuo compagno di banco. Qualcuno diceva “se fai sempre la stessa cosa andrai di moda tre volte nella vita, come minimo”: beh, per me ragazzo al liceo degli anni zero di Bologna, alle medie a fine ’90, lui era in uno di quei momenti, forse all’apice della carriera».

Un artista intergenerazionale.

«La sua massima semplicità e prossimità. Il non essere una star, lontano da qualsiasi forma di divismo o di distacco dalla realtà che tanto affligge lo star system odierno, che per degli emiliani, per dei bolognesi è quasi un dato identitario, Guccini era al tempo stesso famosissimo, politico e uno che ti dava l’impressione di poterlo trovare al bar o potevi addirittura citofonargli a casa portandogli il vino rosso».

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