Salome, danza travolgente: e lei ci spiega com’è risorta FOTO

CIVIDALE. E lei si risvegliò. Dalla morte. Il teatro è possibilista. Volendo, si risuscita pure. Fantasticherie sceniche applicabili, a patto di configurare il tuo “Lazzaro” con ottime motivazioni. Svelamenti, perlopiù. In realtà la prosa, pur essendo questo un affascinante trucco, non l’ha usato un granché. Là dove il drammaturgo spesso non coglie, ci arriva un musicista, guarda te.
E soprattutto nel punto preciso laddove Oscar Wilde s’era fermato, Marco Maria Tosolini ha proseguito con adeguata colonna sonora e con compagnia femminile di riguardo. Salome renaissance. Salome, be’, è signora alquanto conosciuta. Se poi accentiamo la e finale, per leggerla all’italiana - Salomè - ci si orienta meglio. Fu una principessa giudaica, figlia di Erodiade e di Erode. S’innamorò di Iokanaan, che la rifiutò.
E la donna chiese la sua testa per poterlo baciare. E così, zac. La arcinota danza dei sette veli, ricordate? Cinema, opera, chiunque la celebrò. Tosolini va ben oltre il tramandato, si spinge in un post mortem rivelatorio con la complicità di un fascinoso team d’arte dai talenti multiformi. La carne che nasce dallo spirito è una meraviglia, ma lo spirito che nasce dalla carne è la meraviglia delle meraviglie.
Onore ai corpi e i veli cadono, scivolano sul palco, mostrano nudità che sembrano dipinti di Heintz. C’è naturalezza del gesto, non c’è trasgressione cercata. Una tela nera racchiude musiciste, ballerine e voce narrante nell’immaginario sovrano, Salome svela di essersi finta morta, tornando così tra i vivi per togliersi dal cuore tutte le fitte di una vita atroce.
Il quintetto realizza come meglio non potrebbe lo scritto di Giulia D’Andrea, melodia che rende sensibile la narrazione di Cristina Pedetta, issata lassù in cima a sfogliare il libro della verità rivelata. A spaccare in due una staticità dominante sporcata da immagini inquietanti, è la travolgente danza di Francesca D’Alonzo, sciabolata di movimenti a ribaltare l’aria, una scossa erotica in sinergica espressione con un amore forzatamente trattenuto.
È il suono a farsi cercare con insistenza, avvolge e s’insinua dappertutto. Fantasia al potere. Appaga l’osare, il non schierarsi nella zona affollata del classico immacolato. L’andare oltre il conosciuto con pochi tratti e senza la follia di messinscene monstre.
È il compensare con la spremitura di meningi il poco grano che gira per i teatri. Tosolini è perfettamente dentro il suo modello usuale, mescola generi e forme riuscendo a penetrare vicende altrimenti di non facile incontro. Stavolta con bellezza in abbondanza, che non guasta mai.
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