Rossi “divorzia” da Ciriani Fatali Zaninotti e cantieri

L’ex presidente della Provincia rompe l’alleanza col sindaco e spiega la sua scelta Attacco al “cerchio magico”. «Dov’è finito l’orizzonte civico ? Che ne è di Pn cambia?»

Dopo l’attacco dei sindacati, l’annuncio del “divorzio” politico da parte di Alberto Rossi. La nomina di Davide Zaninotti, marito dell’assessore Cristina Amirante, a dirigente degli affari generali continua a creare scossoni.

L’ex presidente della Provincia sostenuto dalle forze del centrosinistra, che all’epoca della campagna elettorale aveva fatto discutere per la sua alleanza con Ciriani, ieri ha rotto gli indugi e in una lettera aperta ha spiegato i motivi dello “strappo”. Ragioni che vanno oltre la nomina di Zaninotti e palesano un disagio “covato” da mesi e ora evidentemente ritenuto non più sopportabile.

«Dò per scontato che la procedura sia stata corretta e abbia tutti i crismi della legittimità – ha dichiarato Rossi sul caso Zaninotti –. Ma le mie obiezioni riguardano aspetti di carattere etico e politico. La nomina a dirigente degli affari generali del capo di gabinetto del sindaco evidenzia in tutta la sua plasticità un’invasione di campo della politica negli assetti amministrativi del Comune, assolutamente censurabile. Un funzionario che segue passo dopo passo il cammino politico di Ciriani, dalla Provincia al Comune, come un’ombra neanche tanto invisibile, e che interviene come dipendente di un ente pubblico, negli affari politici e amministrativi del municipio – secondo Rossi – mette in luce un’anomalia molto insidiosa. Non che le esperienze amministrative di centro sinistra abbiano brillato nella loro supposta “diversità”. Tutt’altro. Il vizietto alberga dappertutto, sia che si tratti di cerchi magici o di gigli magici. E tuttavia questa vicenda ci racconta una storia che merita di essere attentamente esaminata. E passi il fatto che il nuovo dirigente degli affari generali sia il marito di un’assessore e che la segretaria particolare del sindaco organizzi come presidente del circolo culturale Eureka, “Pordenone Pensa”, finanziata anche coi soldi del Comune e che l’ufficio stampa del sindaco sia affidato a collaboratori esterni, quando vi è un dipendente del comune che fa la stessa cosa».

«Passi tutto questo. Tutto regolare, tutto legittimo – ha proseguito Rossi –. Ma come si può giudicare questo modo di usare le istituzioni pubbliche? E’ comprensibile che un amministratore pubblico possa avvalersi di collaborazioni fiduciarie, quando deve intrattenere o curare i rapporti “riservati” o extra istituzionali, ma quando questo confine viene superato e deborda in campi impropri, rischia di inquinare la necessaria separatezza tra sfera politica e sfera istituzionale. Ve lo immaginate l’assessore da cui dipenderà il nuovo dirigente in che condizioni si troverà ad operare? Quasi commissariata dal suo stesso sottoposto. La macchina amministrativa di un ente pubblico quando viene occupata dalla politica, così come sta avvenendo in Comune con il “tricolore magico” – a parere di Rossi – perde la sua autonomia che è garanzia di trasparenza ed efficacia».

«Non basta riempire la città di cantieri – ha detto ancora l’ex presidente della Provincia – per dire quanto siamo bravi. Come si fa a mettere in atto quell’orribile progetto di piazza della Motta, non pensando che il recupero di quello spazio va visto in modo graduale e fedele alle origini, nella prospettiva del recupero del Castello, quando le carceri si trasferiranno altrove. Da che pulpito vengono le critiche al progetto del nuovo ospedale! Dove è finito quell’orizzonte civico che è stato fondamentale per la vittoria di Ciriani? Che ne è di “Pordenone Cambia”? Sarebbe davvero desolante pensare – ha conluso Rossi – che si stava meglio, quando si stava peggio». —

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