Ritrovato Vadori, voleva fare l’eremita

Sparito 26 giorni fa, l’ha incrociato un compaesano in scooter a Vito d’Asio. «In Val di Preone mangiavo neve per vivere»
Di Luana De Francisco

SAN VITO. Voleva semplicemente starsene un po’ per conto suo. Da solo, con i suoi pensieri e le preoccupazioni, al riparo dai ritmi frenetici della quotidianità e da qualsiasi distrazione. Vivere come un eremita, insomma. Anche a costo di rinunciare alle comodità e di preoccupare così, inevitabilmente, i suoi stessi familiari.

Nel dare notizia del lieto fine che, nel pomeriggio di ieri, ha portato al ritrovamento di Natale Vadori, il docente universitario di 53 anni di San Vito al Tagliamento di cui non si avevano più notizie dallo scorso 8 marzo, non si può non riferire anche dell’incredulità suscitata dal suo racconto. Perchè uscire sano e salvo da 26 giorni di isolamento e di notti all’addiaccio non è davvero da tutti. Tanto meno, se è vero che - come ha spiegato lui stesso con estrema lucidità a carabinieri e soccorritori -, per tutto quel tempo si è nutrito soltanto di neve.

Eppure, a dispetto del vistoso dimagrimento e dell’aspetto trascurato, le sue condizioni di salute sono state giudicate buone. E così, almeno per il resto della giornata di ieri, dopo il suo trasferimento a valle, non si è reso necessario portarlo in ospedale. Del resto, quando un’oretta prima era stato scorto e riconosciuto da un suo compaesano a spasso con lo scooter lungo la strada che porta alla frazione di Pozzis, in comune di Verzegnis, Vadori stava camminando con le sue proprie gambe. Diretto dove? Beh, naturalmente a riprendersi la Renault Clio che, quasi un mese prima, aveva lasciato parcheggiata sul bordo della provinciale 1 (e che nel frattempo era stata consegnata a suo padre Lucio). Perchè, ora che con la bella stagione la val di Preone e i suoi stavoli hanno ricominciato ad affollarsi di escursionisti, per lui era arrivato il momento di tornarsene a casa. E incontrare quell’amico e accettare il suo passaggio fino alla borgata di San Francesco di Vito d’Asio, a poche centinaia di metri di distanza, è stata quasi una fortuna.

Barba incolta e capelli lunghi, il docente e scrittore slavista non si è nascosto dietro alcuna reticenza. Forse, quando ha risposto alle domande che, uno dopo l’altro, gli hanno posto i carabinieri di Spilimbergo, Tolmezzo e San Vito al Tagliamento, gli uomini del Soccorso alpino della Guardia di finanza di Tolmezzo e, ovviamente, anche i parenti, che lo hanno finalmente riabbracciato al bar “Da Renzo” di Davide Tosoni, a San Francesco, era ancora un po’ stordito. Ma il motivo della sua lunga assenza non è più un mistero: stava attraversando un periodo difficile e ha deciso di allontanarsi e di regalarsi un periodo di pausa. Niente cellulare per un po’, ma soltanto il silenzio dei boschi e dei suoi pensieri. Peccato che, nel frattempo, i suoi cari e i tanti conoscenti siano stati in pena per lui, temendo le peggiori disgrazie. E che squadre di soccorritori e volontari abbiano passato ore a cercarlo.

Tutto è bene quel che finisce bene, a ogni buon conto. Anche se si tratta ancora di capire come e dove abbia trascorso le sue giornate da eremita. Nella ricostruzione fornita ieri ha indicato il proprio ricovero nella locanda “Al pioniere”, in valle di Preone, che in questo periodo è ancora chiuso e del quale avrebbe utilizzato soltanto la pergola. Dormendo all’addiaccio, quindi, nonostante le temperature ancora rigide di notte e di primo mattino. E allora è ancor più strano che nessuno, a cominciare da uno dei tre proprietari, che alla baita si reca comunque più volte a settimana, abbia notato la sua presenza o quantomeno qualche traccia.

Così come ai limiti dell’inverosimile appare il fatto che, per nutrirsi, non abbia ingerito altro fuorchè manciate di neve, e che per tutto quel tempo abbia resistito indossando soltanto una giacca, pantaloni pesanti e un paio di scarpe da passeggio assai simili alle Clarks. Lo stesso abbigliamento, cioè, che indossava l’8 marzo, quando, lasciata l’auto, ha imboccato una strada percorribile soltanto a piedi, in quanto bloccata da due valanghe, e ha camminato per diversi chilometri sotto la neve fino a raggiungere la zona in cui si sarebbe poi sistemato, dalle parti del Pioniere. Un’area molto distante da quella a cavallo tra le province di Udine e Pordenone, e in particolare la val d’Arzino, battuta per settimane da unità cinofile, elicotteri e decine di soccorritori, compresi Cnas di Forni Avoltri, Protezione civile, Corpo regionale forestale e Vigili del fuoco.

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