Rilancio della Stu Makò all'ultima spiaggia

PORDENONE. Il presidente della Provincia, Claudio Pedrotti, ha deciso di giocarsi l’ultima carta per rilanciare la partecipata Stu Makò.
Società finita nel mirino della Corte dei conti. Ieri doveva essere il D-day, ma i soci, riunitisi in assemblea per approvare il bilancio 2014 e nominare il nuovo consiglio d’amministrazione, hanno deciso all’unanimità di rimandare tutto al 18 marzo.
L’obiettivo. La proposta è arrivata dallo stesso Pedrotti, che prima dell’incontro aveva avuto anche modo di confrontarsi con il socio privato Cantoni Itc Spa, rappresentata da Daniela Inghirami (membro del consigio d’amministrazione della società milanese).
L’obiettivo, sul quale tutti hanno concordato, è quello di arrivare al prossimo appuntamento con la definizione di un “percorso industriale” che conduca la partecipata ad uscire dall’impasse in cui si trova da quando è stata costituita, nel 2006.
L’impasse. La società è nata come partenariato pubblico-privato per recuperare l’area dell'ex cotonificio Makò di Cordenons: il 60 per cento del capitale è in mano a Provincia di Pordenone, Atap spa, Comune di Cordenons e, in minima misura, Ater (l’azienda territoriale per l’edilizia residenziale). Il restante 40 per cento alla Cantoni spa.
Da un capitale di 520 mila euro, a fine 2006, a seguito di una ricapitalizzazione si è passati a 8 milioni di euro. La Stu Makò prevede la costruzione di una scuola (il nuovo istituto d’arte Galvani) da parte della Provincia di Pordenone (11 milioni di investimento previsti), una palestra da parte del Comune di Cordenons (2 milioni di euro) e alloggi di edilizia popolare. Al privato spetta invece la commercializzazione dell’area.
La Stu Makò, tuttavia, ad oggi non ha realizzato nulla di tutto ciò e per contro sta collezionando bilanci in rosso: non ha infatti alcuna entrata, ma solo spese di gestione. Dalla fine del 2012 il presidente, Alessio Scian, e i consiglieri del consiglio di amministrazione hanno deciso di rinunciare al compenso. Resta fermo, per legge, invece quello dei revisori dei conti.
La sfida. Da qui al 18 marzo il presidente della Provincia di Pordenone Pedrotti intende quindi battere tutte le strade possibili, prima fra tutte bussare alle porte della Regione, per cercare di trovare i fondi che mancano alla stessa Provincia per realizzare la scuola. Nell’ultimo bilancio l’allora presidente dell’ente di largo San Giorgio Alessandro Ciriani ne aveva stanziati appena 3 milioni.
L’impresa non è facile e va tra l’altro portata a buon fine in fretta, prima cioè della cancellazione dell’ente intermedio. Sul prossimo tavolo di confronto fissato tra due settimane ci sarebbe, inoltre, anche la definizione dei tempi di attuazione della convenzione e la riqualificazione dell’area da parte di tutti i soci, privato compreso.
Criticità. In assemblea erano presenti anche il sindaco di Cordenons, Mario Ongaro, il presidente dell’Atap, Mauro Vagaggini, l’amministratore unico di Ater, Monica Pase e il presidente del consiglio d’amministrazione, Alessio Scian.
All’ordine del giorno c’erano l’approvazione del bilancio 2014 – il terzo chiuso in rosso - e la nomina del nuovo consiglio d’amministrazione. Su questo punto l’intenzione sarebbe comunque di andare a rinnovo. Sembra, quindi, sventata la possibilità di mandare in liquidazione la Stu Makò, paventa nel 2014 dall’ex presidente della Provincia, Alessandro Ciriani.
I dubbi. Restano, tuttavia, le criticità di un anno fa. Tant’è che, proprio per far fronte alla sua situazione contabile, il 18 marzo i soci dovranno anche affrontare l’argomento ricapitalizzazione o riduzione del capitale, come prevede l’articolo 2446 del codice civile.
E su questo il collegio sindacale è stato categorico: la prossima assemblea dovrà portare soluzioni chiare sul futuro finanziario della società.
Contenzioso. In capo a Provincia di Pordenone e Comune di Cordenons, continua a pendere intanto il ricorso presentato ad agosto al Tar di Trieste della Cantoni Itc spa. Il socio privato chiede di accertare la presunta violazione degli obblighi discendenti dalla stessa.
Attribuisce in particolare l’impasse in cui è finita la partecipata al «cambio di rotta» preso a un certo punto proprio dall’ente intermedio, con il presidente Ciriani. Uno strappo che Pedrotti, a quanto pare, sta cercando di ricucire.
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