I revisori: «Bilancio 2014 non conforme»

I dubbi del collegio sindacale. Intanto le perdite cumulate e quelle d’esercizio sfiorano i 2,7 milioni

PORDENONE. «A nostro giudizio il bilancio della Stu Makò Spa per l’esercizio chiuso al 31 dicembre 2014 non è pertanto conforme alle norme che ne disciplinano la redazione». Il collegio sindacale della Stu Makò (presidente Giuseppe Gregoris, sindaci effettivi Antonio Ius e Guglielmo Calderari di Palazzolo) boccia con una certa severità il bilancio d’esercizio 2014 approvato dal consiglio di amministrazione il 28 gennaio scorso e che dovrà affrontare il parere dell’assemblea.

L’ammontare delle perdite cumulate a quelle d’esercizio è pari a 2,692 milioni di euro. La perdita dell’ultimo esercizio è pari a 90.746 euro e un patrimonio netto di 5,3 milioni di euro.

Per quel che riguarda il «sistema organizzativo della società» i revisori evidenziano che «tale assetto organizzativo risulta soffrire della carenza di risorse finanziarie e dovrà essere a tal fine non adeguato non appena possibile».

Se le azioni del cda sono considerate «conformi alla legge e allo statuto sociale e non sono manifestamente imprudenti, azzardate, in potenziale conflitto di interesse o in contrasto con le delibere assunte o tali da compromettere l’integrità del patrimonio sociale. Segnaliamo nuovamente che la aggravata tensione finanziaria della società, connessa alla sua assenza do ricavi e ai meri costi di funzionamento, necessita di immediate misure da parte dei soci, volte a fornire idonee risorse per la tutela delle funzioni ed interessi sociali e a garantire l’operatività ordinaria viceversa messa a rischio».

Il collegio segnala poi dubbi per il fatto che «la bozza di nuova convenzione con i soci pubblici di riferimento (Comune di Cordenons e Provincia) (...) non ha avuto compiuto esito sia per il mancato coordinamento dei cronoprogrammi inviati da tali enti con le relative delibere e con il piano industriale della Stu, sia per la mancata condivisione tra le parti di alcune clausole negoziali essenziali». A ciò si aggiungono la domanda di concessione a derivare acqua per la produzione di energia elettrica, rispetto alla quale c’è un contenzioso in piedi, il vano tentativo di alienare alcune porzioni di terreno, il piano industriale che «è stato giudicato dalla Corte dei conti come “del tutto inidoneo alla realizzazione dello stesso e foriero di spese costanti”. Già nella relazione al bilancio 2013 – incalzano i revisori – questo collegio sindacale aveva segnalato la necessità di svalutare integralmente i costi sostenuti per la redazione di tale piano, pari a euro 55 mila».

Il piano era subordinato alla pubblicazione di un bando «la cui predisposizione e pubblicazione – scrivono i revisori – è stata rimandata di anno in anno da parte degli amministratori». La nota integrativa del cda evidenzia che il bando esplorativo per cercare un partner finanziario «è stato predisposto ma non pubblicato» per colpa di articoli di stampa «strumentali a mettere in cattiva luce la società e portare a una cessazione della sua attività» che secondo gli amministratori avrebbero potuto portare «a una non partecipazione di partners immobiliari e finanziari». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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