Tragedia del Natisone, scontro sui soccorsi. De Monte: «L'intervento non era sanitario»

Al centro del processo per la morte dei tre giovani travolti dalla piena il 31 maggio 2024, la classificazione dell’intervento di soccorso e la scelta dell’elicottero da attivare. In aula anche l’assessore regionale Riccardo Riccardi: nel 2025 il Nue ha ricevuto oltre 600mila chiamate

Alessandro Cesare

Nuovo confronto serrato in aula nel processo per la morte di tre giovani travolti dalla piena del Natisone il 31 maggio 2024, mentre si trovavano su un isolotto nel greto del fiume. Al centro dell’udienza, la classificazione dell’intervento di soccorso e le decisioni che avrebbero potuto incidere sull’attivazione dei mezzi disponibili.

Il procuratore capo di Udine, Massimo Lia, ha incalzato Amato De Monte, ex direttore della Sores, la sala operativa regionale emergenza sanitaria, sulla necessità di intervenire con urgenza in una situazione in cui tre persone erano bloccate dall’acqua, che stava salendo rapidamente.

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De Monte ha confermato la propria posizione: a suo giudizio, l’intervento doveva essere classificato come tecnico e non sanitario.

La telefonata delle 13.45 e la scelta dell’elicottero

Nel corso dell’udienza è stata ascoltata anche la telefonata effettuata alle 13.45 dai vigili del fuoco alla Sores. Secondo De Monte, nella comunicazione non sarebbe stato segnalato un pericolo di natura sanitaria.

«Nella telefonata non si è fatto riferimento a un pericolo sanitario», ha spiegato l’ex direttore, sostenendo che in quel caso sarebbe stato opportuno attivare Doppio Tango, il secondo elicottero disponibile alla base di Campoformido, destinato agli interventi non sanitari e caratterizzato da tempi di attivazione più lunghi.

L’impiego di Doppio India, l’elicottero del servizio di elisoccorso sanitario, avrebbe invece rappresentato, secondo De Monte, una scelta «fuori protocollo».

Lia insiste sul rischio per la vita dei tre giovani

Il procuratore ha quindi posto una domanda diretta, richiamando la situazione concreta in cui si trovavano i tre ragazzi: persone apparentemente incolumi, ma esposte a un rischio di vita in rapida evoluzione.

«Nel caso specifico, con persone incolumi ma in una situazione evolutiva di rischio vita, l’intervento andava qualificato come tecnico o come sanitario?», ha chiesto Lia.

De Monte non ha modificato la propria valutazione. «Nel momento della chiamata le persone coinvolte non stavano male», ha affermato, aggiungendo che, se l’elicottero fosse intervenuto, medico e infermiere non sarebbero stati impiegati. Da qui la conferma della classificazione tecnica, anziché sanitaria.

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Il confronto ha messo in evidenza uno dei punti centrali del procedimento: come valutare un intervento quando non risultano ancora condizioni cliniche compromesse, ma le persone soccorse sono esposte a un pericolo concreto e crescente.

«Si è assunta un grande rischio»: il giudizio sulla direttrice dell’elisoccorso

Lia ha poi chiesto a De Monte se l’attuale direttrice dell’elisoccorso avesse sbagliato a disporre l’intervento immediato di Doppio India, dopo essere stata contattata sul proprio cellulare personale da un operatore della Sores.

La risposta dell’ex direttore è stata netta: «Si è assunta un grande rischio, quello di interrompere il servizio di tipo emergenziale per cui il Doppio India è stato istituito».

Una valutazione che riporta al centro del dibattimento il rapporto tra protocolli operativi, tempi di attivazione e necessità di intervenire quando una situazione di pericolo può precipitare in pochi minuti.

In aula anche l’assessore Riccardi: oltre 600mila chiamate al Nue

Nel corso della stessa udienza è stato ascoltato anche l’assessore regionale Riccardo Riccardi, intervenuto sul funzionamento del Nue, il Numero unico europeo per le emergenze.

Riccardi ha fornito alcuni dati sull’attività del servizio: nel 2025 le chiamate ricevute sono state oltre 600mila. Circa la metà, secondo quanto riferito in aula, sarebbe risultata inappropriata e non sarebbe stata trasferita alle sale operative di secondo livello, tra cui la Sores, le forze di polizia e i vigili del fuoco.

I numeri hanno offerto un quadro del volume di richieste gestite dal sistema di emergenza, mentre il processo continua a concentrarsi sulle procedure e sulle decisioni relative al soccorso dei tre giovani sul Natisone.

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