Rifiuti di Lignano a Trieste, in crisi l’impianto di Udine

di Giacomina Pellizzari
I rifiuti di Lignano vengono smaltiti a Trieste e l’impianto di compostaggio di via Gonars, a Udine, va in crisi. A seguito del calo di immondizia trattata, la Daneco, società conduttrice dell’impianto, è stata costretta, infatti, a chiedere la cassa integrazione guadagni per i 18 dipendenti impiegati nello stabilimento udinese, per un periodo di tre mesi.
Nel frattempo, la Net correrà ai ripari chiedendo alla Provincia l’autorizzazione per adeguare gli impianti di Udine e di San Giorgio di Nogaro: il primo per il trattamento della frazione di rifiuto umida, il secondo per il secco residuo. Il progetto, messo a punto con la collaborazione dell’ateneo friulano, prevede un investimento complessivo pari a 8 milioni di euro.
«In questo momento l’impianto di San Giorgio non riceve più i rifiuti di Lignano, circa 10 mila tonnellate l’anno. Ne consegue che i rifiuti in sovrappiù che da San Giorgio venivano mandati a Udine restano a San Giorgio per coprire il buco di Lignano» spiega il presidente della Net, Massimo Fuccaro, nel ricordare che l’impianto di San Giorgio (ex Csr) era stato costruito per trattare i rifiuti prodotti proprio a Lignano. Il comune della stazione balneare, però, ha indetto una gara d’appalto alla quale hanno partecipato l’Acegas e l’Idealservice. Se quest’ultima si era impegnata a utilizzare l’impianto udinese, l’Acegas, alla quale è stato aggiudicato l’appalto, preferisce utilizzare l’impianto triestino. La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: «Ogni chilo di rifiuto che viene a mancare crea disoccupazione» afferma il responsabile della divisione impianto per l’Italia Daneco, Egildo Panfili, senza escludere possibili valutazioni anche su San Giorgio di Nogare. «Stiamo ancora analizzando gli effetti dell’assegnazione del servizio del Comune di Lignano all’Acegas - ammette - è evidente che se vengono a mancare quantità anche a San Giorgio si crea un problema. E’ una politica tutta da verificare».
Inutile dire che, per ragioni storiche, il fatto che sia Trieste a “sottrarre” i rifiuti al Friuli crea ancora più malumore. «Che i rifiuti di Lignano vadano a Trieste è una cosa anomala perché l’impianto di San Giorgio potrebbe trattarli a un prezzo inferiore, senza contare che in questo modo viene meno il principio di prossimità» aggiunge il presidente della Net nel ribadire la necessità di adeguare gli impianti esistenti.
Un percorso, questo, obbligato per la Net intenzionata a contrastare le conseguenze derivanti dalla nuova distribuzione dei rifiuti. Tant’è che negli uffici di viale Duodo è in atto una corsa contro il tempo per presentare le richieste di autorizzazione alla Provincia. L’auspicio del presidente è quello di concludere l’iter entro giugno per avviare poi l’apertura dei cantieri e installare quindi le nuove linee di trattamento per l’umido e la frazione secca. «La differenziazione dei rifiuti - insiste anche Panfili - richiedono impianti in grado di trattare tutte le frazioni, senza queste strutture i rifiuti vanno fuori regione». Basti pensare che, lo scorso novembre, in città la raccolta differenziata ha raggiunto il 66,27%, vale a dire 3 mila 160 tonnellate, dei rifiuti raccolti. L’indifferenziato, infatti, si limita al 33,73%.
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